Economia. A Finale picco oltre il 78% Settore edile tra i più colpiti
Il report indica i Comuni più colpiti dalla crisi: al secondo posto c’è Nonantola, poi Carpi In città coinvolto il 64,2% dei dipendenti e il 49,9% delle ore di lavoro. Male anche l’istruzione
FINALE Lapam ha poi analizzato i dati nel territorio, prendendo in considerazione un campione di micro imprese fino a 10 dipendenti. Al primo posto per il più elevato tasso di utilizzo di strumenti di ammortizzazione si trova Finale, di cui beneficiano il 78,9% dei dipendenti di imprese con sede nel comune, arrivando a coprire il 63,5% del monte ore lavorabili ad aprile. Segue Nonantola con il 72,3% dei dipendenti e il 59,5% delle ore lavoro, Carpi con il 70,6% dei dipendenti e il 57,7% delle ore lavoro, Maranello, Castelfranco, Fiorano, Bomporto, Mirandola, Modena (in città il 64,2% dei dipendenti e il 49,9% delle ore di lavoro), Pavullo, Formigine, Spilamberto, Vignola e Soliera.
Nel dettaglio per macrosettori sia a marzo sia ad aprile sono stati maggiormente coperti da ammortizzatori sociali i dipendenti di micro imprese (fino a 10 dipendenti) delle costruzioni – il 65% in marzo, salito poi al 78% in aprile – a cui seguono in ordine i dipendenti dei servizi alle persone e del manifatturiero, con oltre la metà dei lavoratori in Cig o altro già da marzo, mentre il comparto dei servizi alle imprese appare soffrire lievemente meno.
Il 72,7% delle ore lavoro richieste di Cig ad aprile provengono da imprese manifatturiere, il 17,9% dal comparto costruzioni, mentre il 4,9% da imprese di servizi alle persone e il 4,3% da imprese di Servizi alle imprese. Le richieste di ore di Cig in deroga provengono per l’83,9% dal comparto dei Servizi alle Persone, per il 13,6% dai Servizi alle imprese, per il 2% dal Manifatturiero e 0,5% dalle Costruzioni. Le richieste di ore di Fis/Fsba provengono per il 44,6% dal comparto dei servizi alle Persone, per il 32,5% dal manifatturiero, per il 14,9% dai servizi alle imprese e per il 7,6% dalle costruzioni.
Nel complesso, ad aprile hanno fatto uso di ammortizzatori sociali per oltre la metà delle ore lavorabili le imprese dell’istruzione (78,6% di ore richieste), della costruzione di edifici (71,3%), servizi per la persona (70,8%), confezione di articoli di abbigliamento (63,7%), industrie tessili (63%), servizi per ufficio (62,4%), alto anche il dato dei servizi di ristorazione (56,3%). Nello stesso mese hanno fatto un maggior uso di ammortizzatori sociali i dipendenti con contratto di scuole private materne Fism (il 92,8% dei dipendenti), acconciatura ed estetica (90,3%), tessile abbigliamento artigianato e industria (rispettivamente 90,3% e 87,1%) e alimentazione panificazione artigiane (87,1%).
Rossi conclude: «Ci sono settori che hanno sofferto più di altri e che sono maggiormente a rischio, così come ci sono filiere da difendere per evitare che vengano rase al suolo. Al Governo chiediamo interventi strutturali e rapidi: il sistema economico ha bisogno urgente di immissione di liquidità. I numeri di questa ricerca confermano che il tempo a disposizione sta scadendo». —
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