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Modena, la fase 2 e la spesa. Baristi promossi e wellness bocciato Rincari record su frutta e verdura

Stefano Turcato
Modena, la fase 2 e la spesa. Baristi promossi e wellness bocciato Rincari record su frutta e verdura

I consumatori stilano le pagelle dopo la ripartenza Il caso particolare delle calzature con vendite in aumento

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Stefano Turcato

Le ripartenze di tante attività commerciali e artigianali, come quelle degli esercizi pubblici, sono ancora relativamente recenti per potere esprimere giudizi compiuti ma una prima sintesi sui prezzi applicati e sull’andamento delle vendite e delle presenze di clienti può già essere attendibile. E i primi giudizi sommari sono nel complesso favorevoli a commercianti ed esercenti perché non si può parlare di incrementi ingiustificati o intollerabili ma anzi di prezzi che, in linea generale, non hanno subito variazioni significative. Per esempio non ci sono stati aumenti da parte di forni, panifici e pasticcerie.

Le inevitabili eccezioni sono da una parte i negozi di prodotti alimentari e dall’altra il settore che comprende estetisti e acconciatori. I negozi di generi alimentari presentano la tendenza ai rincari più vistosa e i commercianti giustificano gli aumenti di prezzi con esigenze determinate dalla filiera specifica, in particolare per quello che riguarda i prezzi di verdura e frutta con i peperoni che rappresentano il top degli aumenti. Più o meno tutti i negozianti del settore giustificano il prezzo al dettaglio con l’aumento dei costi nel rapporto con produttori e intermediari. A Modena lo stesso Mercato Albinelli ha suscitato proteste risentite della clientela.

L’altra eccezione è rappresentata dal settore benessere, dove una buona percentuale di titolari delle imprese applica una vera e propria “tassa Covid” facendo pagare ai clienti le spese sostenute per sanificazioni, mascherine, guanti, gel. Aumenti di almeno 3 o 5 euro giustificati da questa motivazione. Ma almeno la metà degli esercizi non applica questo criterio e ha mantenuto invariati i prezzi.

Per il momento non vengono segnalati incrementi significativi da parte di bar e ristoranti mentre i negozianti del settore abbigliamento, già fortemente penalizzati, cercano di vendere almeno una parte delle scorte e applicano anche sconti che variano dal 10 al 20 per cento.

Le vendite fanno registrare alti e bassi con una sola eccezione per ora difficile da spiegare. C’è infatti il caso delle vendite di calzature, che stanno brillando oltre ogni previsisone: un dato confortante fra tante incertezze.

Cinzia Ligabue, presidente provinciale dell’associazione Licom, conferma queste indicazioni: «I prezzi sono rimasti sostanzialmente invariati - dice - per la maggior parte delle categorie del commercio e per i pubblici esercizi. Alcune differenze vanno ricercate nella catena di fornitura o nell’aumento di altri costi. Alcuni, una minoranza, hanno deciso di applicare un sovrapprezzo a causa delle spese sostenute per la sanificazione dei locali o per l’uso di dispositivi di protezione: una politica comunque temporanea».

Sul tema dei rincari di prezzi sono state diffuse anche le rilevazioni da parte di Federconsumatori Modena, che promuove i bar (pochi gli incrementi) e rimanda in attesa di giudizio i ristoranti. Boccia parrucchieri ed estetisti, quanto meno quelli che applicano la “tassa Covid”. L’associazione segnala poi le proteste per gli aumenti delle catene dentistiche, che applicano una corposa “tassa Covid”. —



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