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Trekking sicuro nell'Appennino modenese per... non darsi una mano

Daniele Montanari
Trekking sicuro nell'Appennino modenese per... non darsi una mano

Percorsi senza guadi o grandi difficoltà: «Evitiamo i contatti, ma in caso di emergenza tutti avranno guanti e mascherina»

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MONTECRETO Guanti, mascherina, distanziamento e percorsi più soft che non presentino punti in cui “dare una mano” per affrontare il passaggio.

Il gruppo trekking “La via dei Monti” raccoglie subito la sfida dei trekking ai tempi del Covid e sabato, dopo tre mesi di stop, riparte con il suo ricco calendario di escursioni nei luoghi più belli dell'Appennino modenese e bolognese, più qualche puntatina nel reggiano.

«Sarà un po’ come ricominciare, dando per diversi aspetti un’impostazione nuova all'attività», sottolinea il pievarolo Davide Pagliai, fondatore con la moglie Milena Vanoni del gruppo che annovera anche Francesco Rosati (di Tagliole), Alessandro Cappellini (di Acquaria) e Fabrizio Borgognoni (di Gaggio Montano).

Prima uscita “di casa” nell'alta valle delle Tagliole, poi domenica viaggio a Ronchidoso, ma anche la proposta inedita tra gli antichi borghi di Strettara, tra Montecreto e Lama. E poi fitto calendario per tutti i weekend di giugno, preparando già l'exploit di luglio e agosto (info: 371 1842531 e www.laviadeimonti.com o pagina Fb). Il tutto però con modifiche antivirus al regolamento, per garantire una montagna da vivere in sicurezza.

Che cosa bisogna portarsi dietro? E come andranno usati i dispositivi?

«Mascherina chirurgica, gel e guanti monouso, oltre a un sacchettino per il loro corretto smaltimento - spiega Davide Pagliai - La mascherina andrà usata al momento dell'accoglienza e della registrazione, che faremo fare con i guanti e una biro portata da casa, per la massima sicurezza. Durante il cammino si potranno togliere sia la mascherina che i guanti, tenendo però una distanza di almeno 2 metri. Ma nei momenti di sosta e quando si vede che si stanno per incrociare altri camminatori, la mascherina andrà rimessa. In generale, è necessaria tutte le volte che non è possibile mantenere la distanza di almeno 1 metro. Anche per il pranzo al sacco bisognerà stare ad almeno 2 metri l'uno dall'altro, ad eccezione dei nuclei famigliari».

Come avete rivisto i percorsi?

«Con tre accortezze di fondo: l'inserimento di itinerari facili innanzitutto, in modo che non ci siano passaggi impegnativi in cui c'è bisogno di dare una mano, letteralmente, per oltrepassare un dislivello o un guado. Così da eliminare i rischi di un contatto. Ma ovviamente se insorgono delle difficoltà la mano la si dà comunque, per questo chiediamo di portarsi dietro i guanti. L'altra novità è l'individuazione di nuovi spazi di sosta ampi, che permettano di mantenere le distanze. Terzo aspetto, la riduzione di numero: questi primi trekking sono aperti a un massimo di 10 persone: è un sacrificio per noi, ma vogliamo essere sicuri di gestire bene la situazione in un contesto che stimola la socialità. Poi vedremo se c'è margine d'aumento. Per chi partecipa, però, il trekking a presenza ridotta sarà ancora più godibile».

Che reazione vi aspettate ai cambiamenti?

«Dalle telefonate e dai contatti che abbiamo avuto finora, vediamo una reazione molto positiva da parte dei camminatori, che si sentono tranquillizzati dal fatto che ci siamo dati regole specifiche, recependo le linee d'indirizzo dell'Aigae (l'associazione delle guide) e delle Regioni. Non le vivono come un'imposizione ma come un mezzo per fare le cose bene». —
 

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