«Sui punti prelievi l’Unione a dieci è finita È ora di dividerla»
«Tra i lutti legati al Covid, ne dobbiamo annoverare uno illustre: la dipartita dell’Unione del Frignano, che ha chiuso la sua agonia abbandonando al loro destino tre Comuni disagiati che lottavano per riavere i loro centri prelievo, passata la fase acuta dell’emergenza». A dirlo è l’ex sindaco di Montecreto Maurizio Cadegiani, rilanciando il suo cavallo di battaglia del 2012-2013, quando era ancora in carica: lo spacchettamento dell’Unione a 10 Comuni in due Unioni. Cioè una del basso Frignano (Pavullo, Serra, Polinago e Lama) e una con i sei Comuni del Cimone (Montecreto, Sestola, Fanano, Pievepelago, Riolunato e Fiumalbo).
Un’idea che al momento della chiusura della Comunità Montana fu sottoscritta con lettera alla Regione da diversi sindaci, ma non passò. Tanto che il 1° gennaio 2014 venne varata appunto l'Unione a 10.
«La sconcertante decisione di lasciare soli Sestola, Riolunato e Fiumalbo avvalorando una riorganizzazione sanitaria che di fatto sancisce la chiusura dei loro punti prelievo, è in antitesi allo spirito solidale che doveva animare l’Unione, ma che non c’è mai stato - osserva - tant’è che, in preda a lotte intestine, da un anno l’ente non riesce a esprimere un presidente eletto, ma solo una figura entrata in carica per gli automatismi di statuto. Il voto sui punti prelievo è stata la cartina al tornasole di un’incapacità di fare sintesi. E a tutti va bene così, altrimenti ci sarebbero stati tentativi di mediazione. A questo punto finiamola, e lavoriamo per due Unioni rispettose dei confini naturali che da sempre consegnano un’area del Cimone diversa da quella intorno a Pavullo, anche per vocazione economica: in alto il turismo, in basso industria e artigianato».
Per Cadegiani la chiusura dei punti prelievo è «tre volte inaccettabile: perché contraria alle strategie anti-Covid che limitano gli spostamenti favorendo le soluzioni vicino casa, perché costringe allo spostamento persone il più delle volte di età elevata e già affette da patologie, e perché va contro gli annunciati investimenti nella sanità territoriale». «Le macerie di crisi che il Covid lascerà in montagna - chiosa - richiederanno un impulso forte per la ripartenza che non può venire da un’Unione spaccata che ha problemi anche a gestire l’ordinario. Figuriamoci la straordinarietà del momento, che esigerà interventi diversi sull’alto e il basso Frignano». —
D.M.
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