«Ci siamo rialzati, lo rifaremo di nuovo Il ricordo è con noi»
Il Silenzio e le corone di fiori per ricordare le 28 vittime I sindaci: «Il sisma e Covid hanno cancellato la collettività»
Ventotto rintocchi di campana, un minuto di silenzio, le corone di fiori. Mirandola ha voluto ricordare così le 28 vittime del sisma. Ieri mattina, all’ombra del municipio ancora inagibile, alle 9, l’assessore al Benessere sociale, Giuseppe Forte, ha letto i loro nomi: operai, tecnici, imprenditori, giovani e anziani, italiani e stranieri. La celebrazione è stata svolta alla presenza (in rispetto delle distanze di sicurezza) di circa un centinaio di persone. Il Gruppo trombe “Do, Re, Mi, Fa, Sol, La, Si”, della Fondazione Scuola di Musica “C. & G. Andreoli”, ha accompagnato con l’esecuzione del Silenzio e dell’Inno di Mameli, introducendo il discorso del sindaco Greco che si è aperto con un parallelismo tra il sisma del 2012 e l’attuale emergenza sanitaria: «Sono trascorsi otto lunghi anni. Il megafono posto sull’auto della Polizia locale con la voce del sindaco di allora, invitava a restare fuori casa e a lasciare libera la strada per i mezzi di soccorso. Quello stesso megafono quest’anno con la mia voce invitava ad evitare gli spostamenti e ad uscire solo per estrema necessità. Due situazioni inusuali e gravi, completamente diverse: ieri il terremoto oggi il Covid-19. Noi mirandolesi però ci siamo sempre risollevati dalle avversità».
Il discorso del sindaco termina con un punto sulla ricostruzione: «Tutti noi, i cittadini in primis, vogliamo vedere una ripartenza che ci porterà alla realizzazione di quanto rimane a noi più caro: la sistemazione della residenza municipale. Per dare un segno tangibile di rinascita vera del cuore della nostra città. Oggi, non possiamo non pensare a quei giorni, parte della nostra storia ormai appartiene a quei momenti. Nonostante il dolore e la sofferenza rimane la ferma speranza di costruire e ricostruire grazie alle persone e alla fede di tanta gente, nella volontà di dare un futuro alle famiglie, nel segno di una comunità fraterna e solidale: un popolo che ha la propria storia e cultura» ha concluso Greco prima di lasciare spazio alla preghiera di don Fabio Barbieri.
Anche nelle parole del sindaco di Cavezzo Lisa Luppi riecheggia una forte assonanza tra la situazione creatasi nel maggio 2012 e tra quella che stiamo vivendo in questi mesi: «Non sentivamo il bisogno di provare nuova paura, per noi e i nostri cari. Non sentivamo il bisogno di vedere travolte tante delle nostre certezze, sul piano umano e su quello economico e lavorativo. Non sentivamo il bisogno di veder annullati i nostri programmi, gli eventi dell’estate, le vacanze, e gli studenti, gli insegnanti, le famiglie non sentivano il bisogno di terminare in questo modo un altro anno scolastico. Esattamente come otto anni fa».
Proprio la drammatica esperienza di otto anni deve fungere da lezione per rialzarsi dalla crisi del Coronavirsus. Luppi, sindaco di uno dei Comuni che meglio ha reagito al sisma, conclude così il suo ricordo: «Gran parte di quello che vediamo oggi intorno a noi, lo abbiamo ricostruito dopo quelle scosse terribili, dopo i lutti, i pianti, le notti insonni. Oggi, come allora, non sarà un provvedimento particolare a determinare il successo o meno della ripartenza dopo questi mesi di dolore, quarantene e chiusure, sarà la capacità di tutti noi di aiutarci l’un l’altro, ognuno per la parte che gli compete». —
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