«Punti prelievo chiusi di nascosto Non contiamo?»
«I Punti prelievo sono stati chiusi nei nostri paesi senza alcun tipo di confronto, non una ma due volte». Lo sottolineano in una lettera i sindaci di Sestola (Marco Bonucchi), Riolunato (Daniela Contri) e Fiumalbo (Alessio Nizzi) non arrendendosi allo stop alle attività nei tre rispettivi centri che ora costringe una popolazione prevalentemente anziana a spostarsi o su Fanano o su Pievepelago.
La decisione è emersa nella giunta dell’Unione del 22 maggio, dove si doveva votare l’accordo con i volontari del Csv per la vigilanza degli accessi nei Punti prelievo dopo la ripresa delle attività. Protocollo in cui quelli di Sestola, Riolunato e Fiumalbo appunto non erano menzionati, considerandoli implicitamente chiusi.
«Non vedendo citati i nostri Comuni - dicono i tre sindaci - abbiamo chiesto se ne era prevista la riapertura, e non avendo ricevuto risposta positiva non abbiamo ritenuto opportuno, per le nostre comunità, avvallare l’approvazione di un protocollo che escludeva i nostri paesi. Il presidente Pasini ha affermato che non si votava sulla riapertura dei Punti prelievo. Ha ragione, perché la scelta di cosa chiudere e cosa no era già stata presa in Conferenza territoriale socio-sanitaria del 20 maggio, senza averci coinvolti. Ringraziamo chiunque ne fosse a conoscenza - rimarcano - e che in occasione del successivo incontro dell’Unione non ha fatto menzione di quanto era già stato deciso sulla pelle dei nostri cittadini».
Tenuti all’oscuro due volte, insomma. «Tutti - rilanciano - sbandierano l’importanza della rete territoriale dei servizi sanitari ma nessuno si preoccupa di discuterla prima con chi sul territorio c’è tutti i giorni, conosce le difficoltà del vivere in montagna, aggravate dalla pandemia, e sa quanto può essere importante anche il poter effettuare le analisi del sangue senza spostarsi dal proprio paese».
Da qui le domande: «Dov’è avvenuto il cortocircuito che ha impedito di avvisarci prima del rischio chiusura? Potevamo affrontare le problematiche economiche, sanitarie e gestionali per preservare il servizio. O le nostre Comunità, seppur piccole, non avevano diritto di far sentire la loro voce?». La richiesta è quindi quella di tornare sulla decisione «e di riprendere la discussione sulle modalità di riapertura». —
D.M.
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