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Coltellate al parco, voleva uccidere per gelosia

Francesco Dondi
Coltellate al parco, voleva uccidere per gelosia

Fermato l’aggressore: è un cameriere di 50 anni accusato di tentato omicidio. Frequentava la compagna della vittima

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FINALE

Era talmente geloso della sua amante che ha tentato di uccidere il rivale in amore. V.I., 50 anni, originario di Rieti ma da anni cameriere in un ristorante della periferia finalese, è ora in carcere a Modena, in stato di fermo (c’era il rischio che con la fine del lockdown regionale tentasse di allontanarsi) e in attesa della convalida del giudice. È indagato per tentato omicidio. I carabinieri di Finale e i colleghi del Nucleo investigativo di Carpi, guidati dal capitano Alessandro Iacovelli e coordinati dal pubblico ministero Giuseppe Amara, sono convinti sia stato lui a tentare di accoltellare a morte un operaio 54enne, aggredito sabato 23 maggio nel parco del quartiere Portone. Venerdì pomeriggio l’indagato ha infatti ammesso le proprie responsabilità, collaborando poi alle indagini e permettendo di ritrovare, all’interno di una campana di vetro del quartiere Portone, sia il cutter sia la felpa nera indossata nel momento dell’agguato. E nella successiva perquisizione domiciliare, avvenuta nella sua casa di Reno Centese, sono state rinvenuti gli occhiali da sole e la mascherina nera.



Analisi delle telecamere di sicurezza, confidenze, sommarie informazioni, appostamenti e tabulati telefonici: sono i quattro capisaldi che hanno portato a chiudere l’indagine, o meglio ad individuare il 50enne. L’indagine, infatti, come ha confermato il dottor Amara, sarà chiusa solo quando si avrà la certezza della premeditazione: il cameriere aveva pedinato il rivale nei giorni precedenti? Ipotesi più che plausibile, altrimenti non si spiegherebbe la lunga attesa in un parco se non fosse stato convinto che l’operaio sarebbe passato da quelle parti per andare a comprare il pane.

Slanciato, muscoloso, alto: è la descrizione unanime fornita dai testimoni dell’agguato. Escluse le ipotesi della tentata rapina e dello squilibrato (seppur nelle prime ore molti finalesi avevano creduto e diffuso la falsa pista, generando panico e timori), i carabinieri si sono concentrati sulla vita sentimentale dell’operaio ferito al collo, che tra l’altro è già tornato a casa a inizio settimana e che con la sua testimonianza - ha detto il capitano Iacovelli - ha agevolato l’inchiesta. L’uomo aveva una relazione fissa, ma molto aperta e la sua compagna era stata più volte notata presso il ristorante dove il cameriere lavora. L’auto dell’indagato - difeso dagli avvocati Enrico Aimi e Giulia Giusti - è stata poi ripresa dalle telecamere di sicurezza comunali mentre, alle 6.30 di sabato 23, arrivava a Finale da Reno Centese e girava in centro storico per poi lasciare il paese ad un orario successivo all’accoltellamento. Convocato per dare una giustificazione a quel “viaggio” all’alba, il 50enne non è riuscito a fornire un motivo valido e alla fine ha scelto di collaborare alle indagini, offrendo tutti i riscontri ancora mancanti, a partire dall’arma utilizzata e comprata il giorno precedente in una ferramenta di Finale. —

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