Diario della Fase 2 a Modena/ Prima domenica con la mia comunità
Ore 9.30 – Il richiamo delle campane
La casa dorme, mi guardo intorno: alcool ed igienizzanti affiancano ancora i soprammobili
antichi ...
Il suono delle campane della mia chiesa parrocchiale mi richiama a sé, dopo il lockdown:
stamattina, per la prima volta dopo 3 mesi, i miei passi seguono il rintocco lungo la strada
e con lo sguardo, emozionato ed impaziente, procedono verso la guglia del campanile ...
Ripenso a quanto abbiamo studiato, progettato, pensato, pregato per questo giorno, di
giorno e di notte, come sempre: e, come sempre, sono partita dal mio approccio tecnico e
rigoroso per arrivare a capire che, sì questo doveva essere fatto, ma che era necessario
che non si creasse una completa rigidità, era necessario che l'umanità della celebrazione
liturgica fosse salvaguardata ...
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Ore 9.45 – La chiesa come una tela colorata
Con largo anticipo, come da protocollo, arrivo davanti alla porta: Don Federico ha reso la
nostra chiesa una tela piena di colore e creatività.
Gli igienizzanti diventano macchie di colore azzurro in un pannello esplicativo colorato,
l'allegro labirinto multicolore all'entrata si rispecchia nelle vetrate colorate delle pareti e
conduce, con i suoi mille colori, ai percorsi interni: macchie di colore “siediti qui” sulle
sedie e sui posti nei banchi che ricevono i fedeli ...
Non c'è più divieto, ma accoglienza, fatta anche di persone che, con le loro mascherine
ed il loro allegro e colorato badge “Staff Madonna Pellegrina” appeso al collo, all'ingresso
gentilmente spiegano il nuovo modo di vivere la nostra chiesa ...
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E' il mio amico Stefano, che mi fa da steward e mi accompagna al banco: poco dopo
arrivano due signore anziane ed allora Stefano mi chiede di cambiare banco, in modo da
far sedere le due amiche allo stesso banco, rigorosamente a distanza di sicurezza ...
provo tenerezza e lo vivo come un segnale di ritorno ad una nuova normalità !
Mi guardo intorno: scorgo, dietro le mascherine, i volti della mia Comunità ritrovata, non
sono più sola davanti ad un monitor!
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Ore 10.30 – Saper fare memoria
Inizia la Celebrazione eucaristica, entra Don Matteo, solo, con la mascherina, i suoi occhi
tradiscono un attimo di paura, mista a tristezza ed incredulità, o, forse, sono solamente i
miei occhi che si rispecchiano nei suoi ...
Mi guardo intorno: non ce la faccio, non riesco a trattenere le lacrime, che mi bagnano la
mascherina, che non posso asciugare, che mi tolgono il respiro già faticoso ... esce tutto
il dolore, trattenuto in questi mesi, la consapevolezza di quello che stiamo ancora vivendo,
l'emozione di ritrovarsi, di celebrare di nuovo insieme ...
Don Matteo inizia a parlare, nelle sue parole ritrovo la mia guida e tutto quello che ho
vissuto senza la mia Comunità: “In questi tempi di assenza e di non ritrovo comunitario, ci
sono stati alcuni importanti punti di riferimento. Uno di questi è stato sicuramente papa
Francesco con i suoi gesti e le sue parole. La sera del 27 marzo diceva nella piazza san
Pietro, vuota: da settimane sembra che sia scesa la sera. Fitte tenebre si sono addensate
sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di
un silenzio assordante e di un vuoto desolante, che paralizza ogni cosa al suo passaggio:
si sente nell’aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi. Ci siamo trovati impauriti e
smarriti. Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta
inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e
disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme,
tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca... ci siamo tutti. Come quei
discepoli, che parlano a una sola voce e nell’angoscia dicono: «Siamo perduti» (v. 38),
così anche noi ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo,
ma solo insieme...”
Ora siamo di nuovo insieme, ma non siamo più gli stessi di tre mesi fa: non è solo per le
mascherine che indossiamo, non è solo per lo stare seduti distanti, non è solo per il non
potersi scambiare il segno della pace ... non è solo questo, ma sono le nostre anime
ferite, le mancanze, gli affetti perduti, il bisogno di ritrovare, con equilibrio e gradualità, una
nuova normalità, senza dimenticare quello che abbiamo vissuto, facendone memoria,
custodendolo nelle nostre viscere ...
Prosegue la celebrazione e Don Matteo prima ci invita ad alzarci in piedi per un minuto di
silenzio, per ripercorrere questo tempo di pandemia, per ricordare i momenti di fatica e di
dolore, le preoccupazioni, ma anche le nostre scoperte e poi accende il cero, per le
persone che sono morte in questi mesi, che non abbiamo potuto salutare e per le quali
non abbiamo potuto piangere e pregare insieme.
Nel ricordo le mie lacrime continuano a bagnarmi la mascherina ...
Ore 11.15 – Coraggio ed umanità
E' il momento della Comunione: Don Matteo cambia la mascherina, indossa i guanti e
viene affiancato da Don Federico.
Tutti noi fedeli immobili, mentre i sacerdoti passano tra i banchi per la distribuzione
eucaristica.
Guardo Don Federico e poi i suoi genitori, Ivano e Maria seduti nei banchi: chissà come
saranno orgogliosi di questo loro figlio, che ha reso una Chiesa “accidentata e ferita” una
stupenda opera d'arte, che con coraggio si avvicina all'umanità, anche in questo momento,
nel quale l'altro ed il suo abbassarsi la mascherina, fa paura ...
E guardo Don Matteo, chissà come sarà orgoglioso di questo “suo figlio” , lui che, da “vero
padre”, affianca i “suoi figli”, ma riesce anche a stare un passo indietro quando i suoi “figli”
percorrono, a modo loro, la loro strada ...
Il canto finale “Ave Maria, donna dell’attesa e madre di speranza, ora pro nobis”: in questi
mesi abbiamo atteso, pregato e sperato tanto, sempre, con tenacia ed orgoglio ...
Usciamo, seguendo le vie colorate: non possiamo, come d'abitudine, fermarci sul piazzale
per ritrovare la nostra umanità attraverso la vicinanza, le parole e gli abbracci, ma verrà il
tempo anche per questo ...
MR
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