«Giusto non puntare tutto sulla parte tecnologica»
«La didattica a distanza ha attivato creatività, inventiva e senso pratico. I miei alunni sono 23, alcuni non hanno il computer ma solo il telefono. L’arma vincente è stata non puntare tutto sulla tecnologia. Non ho fatto lezione sincrona perché i miei alunni di 2ª elementare sono piccoli e davanti al computer soli non ci devono stare. Ho privilegiato attività che riuscissero a metterli in relazione restituendo loro una nuova quotidianità. Sapevo che entravo nella vita delle persone e non sapevo cosa stavano passando. Non per tutti si è trattato di uno stop casalingo fatto di giochi da tavoli e focacce fatte in casa. Io dovevo far sentire loro che la scuola era un approdo anche a distanza. Ho realizzato le mie proposte intorno alla parola casa, luogo della loro nuova e strana quotidianità per far loro percepire gli aspetti positivi e riflettere anche su quelli meno piacevoli. Non ho dato un voto alle attività, ho incoraggiato il loro coraggio ad accettare un periodo sospeso fatto di incertezze e a credere in noi adulti che “andrà tutto bene». —
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