Gazzetta di Modena

Modena

Il caso 

Si Cobas, la polizia denunciata per tortura

Stefano Totaro

Prosperi, legale di Marcello Pini: «Commessi atti di crudeltà e una invasione illegittima di una sede del sindacato»

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La polizia denunciata per tortura. Marcello Pini, sindacalista dei Si Cobas, fratello del deputato Giuditta Pini, deposita oggi in procura una denuncia contro gli agenti che hanno proceduto nei suoi confronti, giovedì scorso, dapprima facendo “irruzione” nella sede dei Si Cobas in via Santi per poi portarlo in questura dove, come ha riferito, è stato denudato e sottoposto a procedure umilianti e degradanti. Già presentata una istanza per il dissequestro del cellulare.

Marina Prosperi, già avvocato di fiducia del leader dei Si Cobas Aldo Milani, difende il sindacalista Pini e spiega «È la prima volta che procedo per il 613 bis, il reato di tortura. Nella denuncia ripercorriamo il caso, partendo dall’ingresso non autorizzato nella sede sindacale da parte degli agenti (il sostituto commissario più altri tre) che hanno proceduto con modalità aggressiva, rivolgendosi anche agli utenti che erano lì per i controlli delle buste paga».

«Dunque una modalità aggressiva - prosegue il legale - identificando le persone all’interno di un ufficio privato, per poi portarsi Pini, non si sa per quale ragione, in questura. Per altro la persona che procedeva, a un certo punto ha detto: “Porto via Pini, poi vedo io il da farsi”. All’interno della questura il mio assistito viene fatto denudare e viene sottoposto a ispezione rettale: quei piegamenti che ha dovuto fare altro non erano che una ispezione in questo senso».

«Noi contestiamo questi atti che per noi sono atti di crudeltà - prosegue Marina Prosperi - Inoltre, nell’arco della giornata, io, avvocato difensore, non solo non sono stata avvisata per essendo stata nominata da Pini, ma quando io ho chiamato parlando proprio con il commissario, l’ispettore che aveva proceduto, questi mi ha detto: “Stiamo denunciando Pini, per uno di quei reati che fa Pini”, questa è stata la sua comunicazione ad un difensore, da parte di un ufficiale di polizia giudiziaria… Insomma, siamo all’interno di un processo di privazione di libertà, c’è un difensore che esercita un diritto previsto dalla costituzione che chiede una informazione che ha il diritto di sapere e lui ha il dovere di riferire. Senza inoltre riferire che stava procedendo al sequestro del telefono. Nella denuncia dunque c’è la parte in cui spieghiamo che si è trattato di una invasione illegittima di un edificio privato, un atto arbitrario all’interno, parificato all’arresto illegittimo, l’altra parte riguarda l’attività in questura, dove sono stati praticati degli atti contrari al rispetto della persona. Chiediamo il sequestro di tutti i filmati della questura dove è documentato l’arrivo, l’ingresso e il trattenimento di Pini».

E gli altri sindacati come commentano la vicenda, relativamente a quella che viene definita una irruzione in una sede sindacale? Morena Gozzi, segretario della Cigl: «Non conosco i fatti, e lascio che la giustizia faccia il suo corso. Credo che una sede sindacale, da sempre, sia un presidio di democrazia e di libertà e come tale vada preservata».

No comment dalla segreteria Cisl, mentre Luigi Tollari, segretario Uil, avanza perplessità: «Entrare in una sede sindacale senza autorizzazione è un fatto un po’ anomalo... se si deve controllare uno, basta chiedere i documenti. Qui bisogna vedere come è andata l’intera vicenda». —

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