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finale 

Quei volontari del Carc che mappano gli uccelli in sosta alle Meleghine

Francesco Dondi
Quei volontari del Carc che mappano gli uccelli in sosta alle Meleghine

Nell’oasi naturalistica già scoperte almeno 162 specie «Presto riapriremo, ci piacerebbe portare la gente in visita»

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FINALE

Hanno scelto di non abbandonare quegli specchi di acqua nati per la fidoepurazione dello zuccherificio e ora diventati una zona deliziosa di rinaturalizzazione. I volontari del Carc, sezione Natura, sono impegnati da tempo a studiare le “Meleghine”. Da pochi anni l’Oasi è divenuta stazione di Inanellamento a scopo scientifico per lo studio delle migrazioni degli uccelli ed è stata riconosciuta dalle direttive europee Zona Protezione Speciale d’Europa. . Il pioppeto è diventato da anni una ricca garzaia, dove si riproducono diverse specie di aironi e “con molte probabilità la spatola”. Il canneto è dormitorio per i falchi di palude e offre ospitalità a tanti uccelli, che di ritorno dalla migrazione trovano cibo e la possibilità di riprodursi. Altri ancora sostano alle Meleghine per riprendere la forza per terminare il loro viaggio nelle terre del Nord.

«In questi anni con l’inanellamento abbiamo potuto fare tante scoperte molto interessanti - dicono i volontari - rilevare la presenza di specie molto elusive, che altrimenti avremmo potuto vedere con difficoltà. Abbiamo visto tornare negli anni seguenti diversi uccelli inanellati come nidificanti e svernanti come Sud Sahariani, a testimonianza di fedeltà dei territori riproduttivi, notando invece assenza di ritorni dei giovani. Abbiamo ricatturato uccelli con anelli polacchi, tedeschi, svedesi, ucraini…Abbiamo monitorato i migratori invernali. Abbiamo visto accorciarsi i tempi dei ritorni, forse a causa di inverni più miti, e cambiamenti climatici. Abbiamo visto diminuire il numero delle rondini. Ascoltato tanti canti nascosti tra la vegetazione e osservato i ritmi della natura che si adatta ai tempi del presente».

In totale sono 162 le specie osservate “tra cui alcune molto rare come il Tarabuso, il Mignattaio, il Chiurlo piccolo, il Succiacapre, la Ghiandaia marina. Poco lontano da qui abbiamo incontrato uno Sciacallo dorato, primo avvistamento nella Pianura padana. Spesso osserviamo la volpe, uno dei pochi predatori di cui ancora possiamo vantare la presenza nel nostro territorio. Tra di noi ci sono ornitologi, inanellatori, guide ambientali escursionistiche, fotografi: ancora dobbiamo aspettare che migliori la situazione sanitaria, ma appena possibile renderemo pubbliche le date e le modalità delle visite all’oasi», dicono i volontari di Carc Natura. —



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