«Ho scelto di stare in corsia E non voglio dimenticare»
Di recente ho letto che tendiamo a dimenticare in fretta. Ecco, io mi auguro il contrario. Ciascuno di noi – non solo chi lavora nel nostro settore – in questi mesi ha dovuto fare dei sacrifici. Eppure, ora che l’emergenza sembra passata… beh, è un po’ come se fosse tutto finito. Ma ricordare è fondamentale. Fare tesoro di quanto successo penso possa tradursi in una lezione di umanità. Sabato 14 marzo, a un minuto di raccoglimento, è seguito un applauso liberatorio. Sì, è stato commovente. Ma soprattutto ci ha aiutato a rilasciare la tensione accumulata nei primi giorni di crisi. Nessuno mi ha obbligata a stare in corsia, avrei potuto rimanere a casa. Sono mamma di due figli adolescenti, ormai piuttosto autonomi. Ho pensato: “Se sto a casa è peggio”. All’inizio ci siamo ritrovati con il negozio completamente svuotato. Poi, un po’ alla volta, sono arrivati i presidi di sicurezza, i plexiglass per le cassiere. Ho dovuto chiedere ai clienti di mantenere le distanze: pochissime persone si sono lamentate. La comprensione si è rivelata unanime.
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