Per i “Castelli di coca” arrivano solo condanne nel processo dal vivo
Si è chiusa con la condanna di tutti gli imputati il processo con rito abbreviato per l’indagine “Castelli di coca”, dei carabinieri di Carpi dell’autunno 2019. La tesi accusatoria, sostenuta dal pubblico ministero Giuseppe Amara, ha trovato conferma anche nelle valutazioni del giudice Eleonora Pirillo, che ha in parte ridimensionato il ruolo di alcune figure. È il caso, ad esempio, di Antonio Abruzzese, inizialmente considerato il regista del doppio gruppo di spaccio. E invece per il 46enne difeso dall’avvocato Christian Frisella è arrivata sì la condanna a 3 anni e 2 mesi contro i 4 anni e 8 mesi chiesti dalla procura. Vengono inoltre ridotte le figure di altri tre imputati, considerati dal giudice una sorta di comprimari: per Roberto Setti è arrivata la condanna a 2 anni e 8 mesi (richiesta: 5 anni), per Marco De Luca si scende da 4 anni e 4 mesi a 2 anni e 4 mesi mentre Luca Molesini se la cava con 14 mesi contro i 3 anni e 4 mesi proposti.
Discorso opposto vale invece per altri quattro protagonisti dell’inchiesta che ha fatto tremare anche una parte della “Carpi bene”, che si riforniva di cocaina dai due gruppi. La dottoressa Pirillo, dopo la camera di consiglio (motivazioni in 90 giorni), ha infatti accolto le richieste per Fouad Mazwar (5 anni e 6 mesi), Davide Caltagirone (5 anni e 4 mesi), Michele D’Ambrosio (4 anni e 8 mesi) e Davide Guidetti (4 anni e 4 mesi). Hanno patteggiato Matteo Gorgoni (23 mesi) e Francesco Qualano (14 mesi).
Il processo si è tenuto dal vivo con tutte le misure anti-Covid tra mascherine e plexiglass. —
F.D.
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