«Il mio dipinto per la chiesa segno di uscita dal tunnel»
Lorenzo Mesini ha donato una pala d’altare realizzata durate l’isolamento «Ho voluto raffigurare la prima processione dopo la fine della guerra»
PAVULLO
Una pala d’altare posta di fronte al Crocifisso sopravvissuto alle mine della seconda guerra mondiale. Come rendimento di grazie per il passaggio della fase più acuta dell’emergenza Covid, che ha lasciato ferite anche qui, ma meno gravi che altrove. Così Pavullo, serberà il ricordo delle settimane che sono state nella chiesa parrocchiale di San Bartolomeo, quella dove il 21 marzo, nell’ora più cupa, parroco e sindaco si erano ritrovati per invocare sulla comunità la protezione dei santi patroni, Bartolomeo e Lazzaro. Qui sabato, nella prima cappella a sinistra, è stato posto il grande quadro (2 metri per 1, acrilico su legno) realizzato dal pittore pavullese Lorenzo Mesini proprio durante i giorni dell’isolamento. S’intitola “La processione”, e ritrae la conclusione di un corteo religioso, con la benedizione finale, davanti all’oratorio del SS.mo Crocifisso di Serra nella prima Sagra della Madonna di Pompei dopo la fine della seconda guerra mondiale. Un momento vero: Mesini si è inspirato a una vecchia foto in bianco e nero del 1945: «Non so cosa mi sia successo: mi è capitato di riprodurre chiese nei miei quadri ma così come elemento di paesaggio, non ho mai realizzato opere religiose - sottolinea - eppure la visione di questa immagine di una comunità che, stretta nella fede, ripartiva dopo gli orrori della guerra, mi ha mosso qualcosa dentro. E così ho cominciato a riprodurla, con tutta la folla di una trentina di personaggi. Altra particolarità per me, che non metto quasi mai persone nei quadri. Mi ci è voluto molto più tempo del solito, ma l’arte è stata una compagnia in quei giorni cupi, nei quali ho perso anche mia mamma (la prof Giampaola Montanini, spentasi a 82 anni per i postumi di un’operazione il 20 marzo, ndr), una speranza di ritrovata bellezza in fondo al tunnel». Da qui il bisogno di fare dono dell’opera una volta terminata: «A don Roberto gli ho detto: “Mettila dove vuoi, anche nella chiesa più piccola, basta che sia a Pavullo". E lui l’ha voluta nella chiesa madre di San Bartolomeo: non chiedevo assolutamente tanto, mi ha fatto una sorpresa e un enorme onore». Qui infatti Mesini è nella compagnia degli altri grandi artisti che l’hanno abbellita: padre Costantino Ruggeri, Romano Pelloni, Gino Covili, Adeodato Malatesta, Azeglio Babbini, Marco Limi e Carlo Caselgrandi. Lì, di fronte al Crocifisso rimasto intatto tra le macerie della chiesa minata dai tedeschi.
«Mi è sembrato molto bello che si guardassero due opere che parlano in qualche modo di rinascita da due guerre, anche se quest’ultima contro un nemico invisibile - sottolinea il parroco don Roberto Montecchi - il dono di Lorenzo è stato accolto a braccia aperte nel suo essere segno di ringraziamento, di memoria e di duplice speranza: nella vittoria definitiva sul virus e nella rinascita socio-economica». —
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