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il surreale consiglio 

Mirandola prepara l’uscita e in Unione sceglie di tacere

Francesco Dondi
Mirandola prepara l’uscita e in Unione sceglie di tacere

Sollecitato da centrosinistra e sindaci, il presidente Greco preferisce il silenzio Le accuse: «C’è chi gioca a nascondino». Le colombe: «Una scelta legittima» 

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Un Consiglio dell’Unione surreale, fatto in streaming, che per oltre tre ore scorre come se nulla fosse, con la sola eccezione del dibattito sulla riapertura della discarica di Medolla che alla fine metti tutti d’accordo attraverso un documento annacquato. Ma intorno alle 23,30 l’attenzione dei consiglieri («Non eravamo mai stati così tanti presenti», dirà uno di loro) viene fagocitata dalla mozione di Mauro Neri, Alvise Abbottoni, Maria Golinelli, Stefania Barotti, Emiliano Gatti, Bruno Fontana, Mattia Veronesi e Stefano Venturini. È un documento che sollecita a migliorare il funzionamento dell’Unione, depositato prima della bufera scatenata dal piano di Mirandola di uscirne. Ma quell’atto permette di parlare di un tema fino a quel momento innominabile.

Il fuoco lo apre Paolo Negro con alcuni emendamenti, ma è Andrea Ratti (Pd) a incendiare il dibattito: «Qualcuno gioca a nascondino - dice rivolgendosi implicitamente al sindaco e presidente dell’Unione Alberto Greco e al deputato Guglielmo Golinelli, che non avevano ancora proferito parola - Non essendo capace di governare Mirandola nel suo ruolo di capofila, la Lega mirandolese decide di punto in bianco di buttare 20 anni di crescita della gestione dei servizi del territorio. Servizi che hanno portato tutti i cittadini della Bassa ad avere garantito parità di trattamento con uso equo delle risorse. Cosa hanno da dire gli altri leghisti in consiglio?».

La replica viene affidata a Sandro Palazzi, sindaco di Finale che legittima la decisione di Mirandola di andarsene e chiede eventualmente tempo prima dell’addio affinché “gli altri possano leccarsi le ferite. Ma non considero Greco un pazzo”. Le fa eco la leghista Agnese Zaghi, mentre il sindaco di San Felice, Michele Goldoni, parla di “Consiglio comunale sovrano, ma di Unione a 8 che avrebbe problemi. Mi auguro che se ci sono problemi, e ci sono, li si possa risolvere insieme”.

Le critiche verso il sistema Unione sono trasversali, le sollevano anche Venturini, i sindaci Calciolari e Luppi («Fate chiarezza anche per i dipendenti), Abbottoni, Neri e Veronesi. È già passata di molto la mezzanotte quando Guglielmo Golinelli chiede la parola: legge l’articolo 3 dello statuto dell’Unione, fa riferimento al conferimento totale dei servizi da parte di tutti i Comuni e accusa «Tutti dovevano darli per non dipendere da Mirandola e invece... Non siamo contrari alla forma associata, ma in queste condizioni l’ambito territoriale a nove decade: evidentemente lo strumento non è idoneo». Stilettata che non conferma ufficialmente la Mirandola-exit ma poco ci manca tanto che Alessandra Mantovani parla di “narrazione che non corrisponde alla realtà visto che la Lega ha sempre votato contro il conferimento di servizi. Ed è grottesco che il presidente Greco non parli”.

Effettivamente il sindaco non dice nulla, lasciandosi solo andare ad un “ritengo di non dover discutere” catturato dalle webcam che porta Negro a parlare di “omicidio-suicidio” e il sindaco Borghi a dare un ultimatum («O state dentro o uscite, basta»). Chi esce è la Lega che non partecipa al voto con la mozione che passa con una raffica di astensioni. E sabato altro round con una Commissione consiliare in municipio a Mirandola che dovrà parlare del “recesso”. —

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