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Cassazione boccia Alcar Uno Valido il sequestro di 13 milioni

F.D.
Cassazione boccia Alcar Uno Valido il sequestro di 13 milioni

Restano i sigilli a case, terreni, moto e due Ferrari d’epoca della famiglia Levoni I giudici non accolgono il ricorso: «La tesi difensiva non è così evidente»

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Il sequestro preventivo è corretto e quindi i sigilli a beni mobili e immobili, per un valore complessivo di oltre 13 milioni di euro, vanno confermati. Lo hanno deciso i giudici della Corte di Cassazione pronunciandosi contro l’istanza di dissequestro formulata dall’avvocato di Alcar Uno e del suo legale rappresentante, Luca Levoni.

Con la decisione presa il 9 aprile e le cui motivazioni sono state depositate nei giorni scorsi, la Suprema Corte ha quindi respinto il ricorso dell’azienda della lavorazioni carni, che continua nel suo periodo giudiziario critico dopo le contestazioni sindacali sulle cooperative di manodopera e la vicenda processuale legata al leader SiCobas, Aldo Milano.

Come prima motivazione del ricorso erano stati portati i termini di presentazione di alcune integrazioni da parte della Procura di Modena. I giudici di Roma hanno invece annotato come la documentazione aggiuntiva fosse stata depositata nei termini stabiliti, termini procrastinati ulteriormente vista la richiesta - accolta - della difesa di rinviare un’udienza a causa di uno sciopero degli avvocati.

In seconda istanza era stato contestato che il Tribunale della Libertà non avesse preso in considerazione una corposa memoria difensiva che “conteneva dati oggettivi tali da smentire incontrovertibilmente le affermazioni contenute nella nota della Guardia di Finanza depositata dal pubblico ministero”. Su questo fronte la Cassazione, respingendo il ricorso, argomenta come manchi un “apporto di immediata evidenza ed oggettivamente determinante”. In sostanza: non è così palese che la tesi difensiva sia di molto migliore rispetto a quella accusatoria, e quindi toccherà ai giudici del tribunale sviscerarla in modo adeguato. Alcar Uno dovrà inoltre pagare le spese processuali.

In marzo la Finanza di Modena aveva proceduto ad un sequestro preventivo milionario che conteggiava una decina tra fabbricati e terreni, cinque auto, due prestigiose Ferrari d’epoca, due moto e quote societarie. Stando ad una segnalazione della Direzione territoriale del Lavoro, le Fiamme Gialle hanno poi accertato “redditi non dichiarati per oltre 78 milioni di euro, un’Iva evasa pari a quasi 8 milioni di euro e ritenute non operate per 67mila euro”. Il gip ha quindi avallato la richiesta di sequestro preventivo avanzata dalla Procura di Modena che ha aperto un fascicolo con l’accusa di infedele dichiarazione in concorso. Il periodo contestato va dal 2012 al 16 quando Alcar Uno faceva ancora capo a Sante Levoni, che dalla metà del 2017 ha invece ceduto le sue quote alla L.H. srl dei figli Lorenzo, Luca e Leonardo, ecco spiegato il motivo per cui è toccato a Luca avanzare istanza. —

F.D.



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