È vicino all’ex focolaio Ristorante in ginocchio
Una paura irrazionale per la Casa di Riposto di Gusciola sta penalizzando il locale “Eccomi”. Cna: «Tutto assurdo»
MONTEFIORINO
Il 18 maggio alla chiamata alla riapertura ha risposto con il suo “Eccomi”, nell'entusiasmo dei suoi 23 anni. Ma all'appello sono mancati i clienti. Non per il suo lavoro in cucina, che si conferma d'eccellenza. Ma per la vicinanza a uno dei luoghi più martoriati dall'emergenza Covid: la casa di riposo di Gusciola. Dove la crisi è finita da tempo, ma all'esterno si è sprigionata la paura irrazionale non solo di un'emergenza ancor viva, ma di un rischio contagio che coinvolga anche una struttura totalmente indipendente e addirittura dall'altro lato della strada come il ristorante pizzeria Ka Huna. Dove il titolare si sta avvilendo: «La gente telefona e ci dice: “Prendiamo solo una pizza d'asporto perché non ci fidiamo a mangiare lì: siete troppo vicini al focolaio”. È così quando incontro vecchi clienti. Ma a parte che non c'è più nessun focolaio, qua siamo dall'altra parte della strada, in un locale dove ci siamo attrezzati con tutto: disinfettanti, termometro all'ingresso, ozonizzatore... E di noi non si è mai ammalato nessuno. Ma come clienti continuo ad avere solo cinque miei amici. Così non posso andare avanti, un ristorante non può vivere con un po' di asporto». Lui è Sekib Omerovic, bosniaco originario di Gracanica arrivato nel 2001 seguendo il padre a Sassatella, dove aveva trovato un futuro lontano dalla guerra. Dopo elementari e medie a Frassinoro, Sekib ha frequentato l'alberghiero di Castelnovo Monti e ha imparato il mestiere al Ciocco di Farneta dallo chef Gabriella Costi. E nel 2016, a neanche 20 anni, ha fatto il grande passo rilevando a Gusciola la vecchia pizzeria, all'inizio con Vito Gigante e Federico Incerti, poi proseguendo da solo. Nei mesi scorsi si era parlato di lui per il bel gesto di togliere le slot dal locale per creare un angolo giochi per i bimbi. E anche durante l'emergenza si è distinto per il suo gran cuore: ha portato alimenti e pizze gratis a diverse famiglie di Montefiorino che sapeva in difficoltà, specialmente quelle con bambini. Un esempio di integrazione e di giovane che sceglie la vita in montagna, insomma. Eppure ora il suo sogno vacilla: «Mi sono dato tempo fino ad agosto – sottolinea – poi se le cose non cambiano dovrò chiudere. Siamo in quattro collaboratori più me: già col distanziamento abbiamo dovuto ridurre da 54 a 27 i posti a tavola e sarebbe stata dura andare avanti a potenziale ridotto. Con un flusso come quello di queste tre settimane, è impossibile». «Quella del nostro associato Sekib è una situazione veramente paradossale, causata da un allarmismo ingiustificato – osservano dalla Cna – se il lockdown è finito e i ristoranti sono aperti, vuol dire che di rischi non ce ne sono ad andarci, nel rispetto delle norme di sicurezza. Ci spiacerebbe tantissimo che un così bell'esempio di imprenditoria giovanile, ancor più prezioso in montagna, andasse perso: con tutti i sacrifici che ha fatto, davvero non se lo merita». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google