Primo giorno di “scuola” per i ragazzi disabili «Finalmente ci siamo»
Le strutture dell’Asp dell’Unione “Caspita” e “I Portici” tra le prime al via dopo il virus Franchini: «Non davanti a tutti, ma davanti per tutti»
Enrico Ballotti / Vignola
Mascherine e gel, che in questo periodo non mancano mai. Poi percorsi disegnati sui pavimenti e spazi riorganizzati. Ed infine tabelle per i turni, pulmini da riorganizzare. Il Centro diurno “I Portici” e il laboratorio occupazionale “Caspita”, dedicati ai ragazzi con disabilità e gestiti dall’Asp Terre di Castelli, hanno riaperto nella giornata di ieri. L’appuntamento era atteso da tempo, dal 9 di marzo quando il virus aveva costretto le strutture a chiudere. «Finalmente siamo qui, a casa avevamo fatto le radici!». La frase di Antonello, che al “Caspita” si diletta con la scopa, non può essere più azzeccata. Il primo giorno, in entrambe le strutture vignolesi, è servito per prendere confidenza. Per confrontarsi, ragazzi e operatori, in un mondo di novità dettate dai regolamenti.
Ne sanno qualcosa Marco Franchini, amministratore dell’Asp, Eugenia Picchioni, responsabile area disabilità,Patrizia Amidei, coordinatrice di “Caspita”, ed Enzo Fazioli che è il coordinatore de “I Portici”. Il “capo” come lo hanno ribattezzato gli ospiti del centro diurno. Le attività, come detto, sono state riviste sensibilmente. A “I Portici”, dove si svolgono una serie di laboratori studiati ad hoc, e pure al “Caspita” dove si produce, sì si produce, per conto terzi. Le due strutture sono tra le prime ad aver aperto nell’intera provincia: «Innanzitutto - dice Franchini - ci tengo a dire che non siamo arrivati davanti a tutti, ma siamo arrivati davanti per tutti. Ripartiamo da qui, lo facciamo per essere utili anche alle altre realtà del territorio. Inoltre guardiamo già al futuro pensando ai centri diurni per gli anziani. Il nuovo inizio era atteso dai ragazzi che abbiamo accompagnato, on line, in tutto il periodo dell’isolamento. Figuriamoci come potevano sentirsi nel vedere che il sistema generale stava ripartendo, mentre loro erano ancora a casa. Da oggi, quindi, cominciano i laboratori de “I Portici” e pure il lavoro al “Caspita” dove produciamo per tre aziende vari tipi di prodotto. Chi viene lì non lo fa perché mosso da un senso di carità, ma perché i nostri lavori del “Caspita” sono al 99,7 per cento corretti. Più lenti, ma più bravi».
Si diceva del nuovo volto delle strutture. La conferma arriva da Picchioni e Fazioli: «Abbiamo lavorato parecchio per suddividere i ragazzi in piccoli gruppi. Stessa cosa per le strutture: “I Portici”, per esempio, riorganizzati in due “ali” distinte. Tutte con la possibilità di aree all’esterno. I nostri 25 ragazzi non partecipano contemporaneamente, ma in moduli. Gli spazi sono stati rivisti e così è successo anche al “Caspita”. Un modo, questo, per mantenere il distanziamento fisico. Durante il periodo di chiusura si è parlato molto di regole e i ragazzi sono tornati già preparati. Non ci sono stati problemi: sapevano che avremo provato loro la febbre, che le mani dovevano essere igienizzate e le distanze rispettate. A “I Portici” abbiamo organizzato un momento di “sollievo”: quindi tutti in cortile e, una volta belli lontani, via la mascherina».
A fare gli onori di casa ci ha pensato anche Iacopo Lagazzi, sindaco di Guiglia e assessore Welfare e Politiche Sociali per l’Unione. Un saluto a distanza ai ragazzi e poi i ringraziamenti: «Un grande gioco di squadra per un nuovo inizio. Il sistema funziona e questa è l’ennesima dimostrazione. Quindi un bel in bocca al lupo e un buon lavoro ad utenti e operatori» —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
