«Referendum contro la Mirandola-exit»
La civica di Siena annuncia la mossa per opporsi alla strategia del Comune. Mantovani (Pd): «Governano con disprezzo»
Mirandola
C’è fermento tra i consiglieri di opposizione sul futuro di Mirandola all’interno dell’Unione. Sabato mattina è prevista una commissione consiliare per parlare del “recesso del Comune dall’Unione Area Nord”, argomento iscritto come ordine del giorno nel Consiglio comunale di lunedì quando si terrà la prima di tre votazioni sulla Mirandola-exit. Serviranno i voti favorevoli di due terzi dell’assemblea anche se alcuni consiglieri di maggioranza ancora non si sbilanciano. Fratelli d’Italia, ad esempio, analizzerà lo studio economico - richiesto anche formalmente con un atto depositato in Unione - prima di prendere impegni e anche alcuni leghisti sono in una fase di travaglio e riflessione non avendo alcun documento ufficiale finora da analizzare.
In questi dubbi si inserisce Alessandra Mantovani, l’unica che nel consiglio dell’Unione di lunedì notte è riuscita a scardinare l’impassibilità del presidente e sindaco Alberto Greco. «L’uscita dall’Unione - scrive - è una scelta politica imposta con modalità surrettizie, a cui si giungerà senza la presentazione di una relazione tecnico-finanziaria, dunque al buio di ogni valutazione concreta che non sia una petizione di principio: l’Unione non funziona perché non funziona. La povertà argomentativa e di contenuti appare evidente. Come evidente appare il dispregio di ogni modalità degna di una istituzione che si regga sui principi del confronto che regolano la democrazia rappresentativa. Quello che verrà imposto sulla base della semplice forza dei numeri nel Consiglio comunale è in primo luogo un percorso lesivo del diritto dei cittadini alla trasparenza. Un percorso che non è dato sapere su quali dati oggettivi, ragioni verificate e dimostrabili perché documentate, si regga; che ha ignorato la necessità di un confronto con associazioni di categoria e parti sociali e si compirà con la autoreferenzialità arrogante a cui questo anno di governo ci ha resi avvezzi. Quello di Golinelli è il lessico dell’impolitica: ai Comuni di Ucman si parla attraverso “ultimatum”, come se invece di un dialogo tra pari si trattasse di una guerra».
Chi già preannuncia iniziative è la lista +Mirandola di Giorgio Siena. «Se non vi sarà uno studio, per ora fantomatico, sul rapporto costi/benefici, in grado di dimostrare con i numeri che non c’era un vantaggio (né reale, né potenziale), le ragioni evidenti dell’uscita sono queste: l’anima sovranista della giunta vede nelle Unioni la riproduzione dell’Europa. Solo che, a differenza dell’Europa, Mirandola nella Unione aveva un ruolo indiscusso di guida; la mancanza di stile istituzionale nel dialogo che in politica porta posizioni diverse sul piano ideologico a confrontarsi, anche per dovere verso tutti i cittadini. Ha poi pesato l’assenza di progetto: ora gli altri comuni potranno mantenere un nuova Unione a 8 diventando interlocutore della Regione con Mirandola invece isolata e impoverita. Infine il ruolo del presidente Alberto Greco: sei mesi per essere eletto presidente e sei mesi per non farlo. È stato il convitato di pietra di ogni occasione, l’abbiamo visto solo sbuffare, mugugnare, al massimo bofonchiare. Tutte le idee sono valide ma non averne e farle pagare ai cittadini è da incoscienti. Nelle elezioni di un anno fa la Lega non aveva nel programma l’uscita dalla Unione: saranno i fatti a dimostrare l’errore grave che sarà pagato da tutti. Prepareremo nel corso della legislatura un referendum consultivo e chiameremo i cittadini a esprimersi». —
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