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Strage in discoteca: "Non abbiamo usato noi lo spray"

Strage in discoteca: "Non abbiamo usato noi lo spray"

La banda, a processo per Corinaldo, scarica le responsabilità su un amico morto in un incidente stradale

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ANCORA "Quella notte eravamo nella discoteca, ma non abbiamo usato noi lo spray al peperoncino". E' quanto hanno ribadito questa mattina, davanti a gup del tribunale di Ancona, Paola Moscaroli, quattro dei 6 componenti della "banda dello spray", tutti presenti alla terza udienza del processo a loro carico con il rito abbreviato per la strage davanti al "Lanterna Azzurra Clubbing" di Corinaldo, nella notte tra il 7 e l'8 dicembre 2018, dove morirono schiacciati dalla calca cinque adolescenti e una giovane mamma.

Ugo Di Puorto, ritenuto il capo della banda, Raffaele Mormone, Andrea Cavallari, Moez Akari, Souhaib Haddada e Badr Amouiyah, arrestati il 2 agosto scorso, sono accusati di omicidio preterintenzionale, associazione a delinquere finalizzata a furti e rapine, lesioni personali anche gravi e singoli episodi di furti e rapine commessi in diversi locali notturni.

In particolare Di Puorto ha ammesso di aver usato lo spray al peperoncino "in un'altra occasione, ma non quella notte", e che quello ritrovato all'interno del "Lanterna Azzurra Clubbing", sul quale ci sarebbe la sua impronta, lo avrebbe portato Badr Amouiyah, che quella notte era in auto proprio con Di Puorto, Mormone ed Eros Amoruso, anche lui componente della banda ma morto a causa di un incidente stradale qualche mese dopo.

Di fronte al pm Paolo Gubinelli, che li sta interrogando, i quattro componenti della banda hanno fornito spiegazioni convergenti: hanno ammesso di essere gli autori di diversi furti e rapine nei locali notturni di mezza Italia, di aver usato la sostanza al peperoncino in altre occasioni ("ma poi avevamo smesso perchè faceva troppo casino", ha spiegato al gup Andrea Cavallari) e che all'interno del "Lanterna Azzurra Clubbing", in attesa della performance del trapper Sfera Ebbasta, "erano presenti almeno due o tre bande del modenese", arrivate a Corinaldo autonomamente. L'udienza va avanti anche nel pomeriggio, così da poter ascoltare anche gli ultimi due imputati.

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