Gazzetta di Modena

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le reazioni fuori dalla città 

Un ponte da San Felice e Cgil «Fermi, siate responsabili»

Appello del sindaco Goldoni: «Troviamoci e valutiamo Dobbiamo stare compatti per rispondere all’emergenza» Tassinari: «Sono preoccupato»

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C’è preoccupazione diffusa per il piano di Mirandola. Un appello non scontato lo fa il sindaco di San Felice, Michele Goldoni. «In questo momento in cui si sta discutendo del futuro dell’Unione, mi sento di rivolgere un accorato appello a tutte le forze politiche. Fermiamoci un attimo e valutiamo con attenzione quali sarebbero le conseguenze di una eventuale uscita di Mirandola. Che l’Unione non sia una macchina perfetta lo sappiamo e lo abbiamo già detto. È un ente pensato e nato come monocolore politico, mentre adesso non lo è più, e questo ha reso necessaria la ricerca, non sempre agevole, di nuovi equilibri. Si tratta poi di una struttura sovracomunale che a volte ha finito con l’appesantire le procedure, rimasta sempre in mezzo al guado, che andrebbe senza dubbio ripensata. Ma in un momento di difficoltà come l’attuale, quando c’è più bisogno di fare “massa critica”, l’Area Nord non può presentarsi divisa, indebolendosi. Chiedo quindi agli amici di Mirandola, pur nel pieno rispetto delle altrui scelte, di valutare con attenzione quali sarebbero le conseguenze di una uscita così repentina dall’Unione, proprio nel periodo complicatissimo che stiamo vivendo. Non credo che cittadini e imprese lo capirebbero. Ci attendono “battaglie” comuni, prime fra tutte quella per il potenziamento dell’ospedale di Mirandola, e sarebbe sbagliato presentarsi in ordine sparso, senza più la regia dell’Unione».

I dubbi li ha anche la Cgil. «Una scelta che porterebbe alla fine dell’esperienza unitaria e che riteniamo sbagliata e pericolosa, per i danni che può creare ai cittadini - scrive Massimo Tassinari - Parliamo di una istituzione che ha mostrato molte lacune e necessità di migliorare ancora. Con l’uscita di Mirandola lo stanziamento di oltre 30 milioni l’anno subirebbe una notevole riduzione con il venir meno dei contributi regionali e ogni Comune dovrebbe trovare risorse proprie. La nostra preoccupazione va agli aumenti delle rette e delle tariffe. Come potrebbero essere realizzati i Piani Sociali di Zona che regolano l’assistenza domiciliare, gli assegni di cura, le microstrutture, i trasporti sociali, gli interventi per la non-autosufficienza, il sostegno alla scuola, i centri estivi e l’edilizia popolare. Invitiamo le amministrazioni ad agire con senso di responsabilità». —

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