Negro: «Mirandola si fermi, le conviene»
Il capogruppo del centrosinistra: «Pronti a discutere del futuro, l’uscita isolerebbe per sempre la città capo distretto»
Potrebbe essere l’ultima ciambella di pacificazione quella lanciata a Mirandola da Paolo Negro, capogruppo del centrosinistra in Unione. Il suo appello fa il paio con quello del sindaco di San Felice, Goldoni.
Negro, come vive la Mirandola-exit?
«L’Unione è una conquista storica. La sua rottura sarebbe un fatto grave. Di fronte ad una crisi conseguente al Coronavirus, l’unità dei territori è fondamentale. La Bassa, unita, ha la forza di cogliere anche le opportunità di questa fase: la crescita della domanda mondiale di sanità che può trainare il distretto biomedicale, il potenziamento della nostra sanità e dell’ospedale, il colpo di reni finale per l’avvio del cantiere della Cispadana».
Greco e Golinelli attribuiscono questa scelta al mancato trasferimento di servizi da parte degli altri Comuni.
«Non si governa un’Unione per ultimatum. Greco è stato eletto presidente pochi mesi fa su un programma condiviso all’unanimità da tutto il Consiglio e mai Greco e Golinelli hanno posto questo tema nel confronto politico. Poi, all’improvviso, questa loro scelta di rottura, ideologica ed unilaterale. Un salto nel vuoto».
E qual è secondo lei la vera motivazione?
«L’uscita dall’Unione è un’arma di distrazione, dettata dall’incapacità di Greco e Golinelli di esercitare un ruolo quando non si ha la possibilità di comandare, da soli».
L’Unione - dicono - è un peso per Mirandola in termini di costi-benefici
«Un vero studio costi e benefici non c’è: se ci fosse, sarebbe la prima cosa da mostrare. Ed invece, proprio per questo vuoto, sulla delibera consigliare di uscita grava il pesantissimo parere contrario sul piano della regolarità contabile. La realtà è che Mirandola perderebbe almeno 100mila euro di trasferimenti regionali e dovrà ora pagare un super manager, assumere nuovo personale e pagare i dirigenti il cui costo ora è condiviso con gli altri. Mirandola non sta regalando niente, perché il 36% di concorso ai costi dell’Unione e i 500mila euro di cui ha parlato il sindaco Greco sono a fronte dei servizi che Mirandola riceve avendoli tutti in Unione. Senza contare che, uscendo, perderà tante occasioni di finanziamento».
Ma l’Unione è davvero un’incompiuta?
«L’Unione ha fatto un cammino impressionante. A oggi, gravitano già sull’Unione e le realtà nate dell’Unione 700 dipendenti e tantissimi servizi fondamentali per quasi 50 milioni: infinitamente di più dei singoli Comuni».
Mirandola parla di gestire i servizi con convenzioni.
«Sconcertante. L’Unione andrà avanti a otto Comuni e dovrà riorganizzarsi per dare servizi. Sarà con l’Unione che Mirandola dovrà chiedere di comprare i servizi e fare convenzioni. E l’Unione giocoforza le farà se, e solo se, le converrà».
Che futuro immagina per l’Unione a otto.
«Con i suoi 65mila abitanti, tre volte Mirandola, sarà il punto di riferimento a tutti i livelli per la rappresentanza degli interessi della Bassa. Mirandola, con i suoi 23mila abitanti, al penultimo posto fra i comuni capo distretto della provincia, si metterebbe nell’angolo da sola. Per questo dico a Greco e Golinelli: fermatevi, finché siete in tempo. Ritorniamo al quel programma di sviluppo che abbiamo condiviso, riformiamo insieme l’Unione per farla cresce ancora: sul tavolo c'è già una proposta di riorganizzazione avanzata dai sindaci del centrosinistra, apertissima al confronto. Riapriamo la discussione, ma per costruire, non per distruggere». —
F.D.
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