Riparte Ceramica Alta I dipendenti - soci finanziano la ditta
Decisivo l’apporto di società finanziarie legate a Legacoop A settembre il rilancio con nuovi prodotti a Pietravolta
Saverio Cioce / FRASSINORO
È la ditta che produce piastrelle più alta d’Italia, perchè a 1200 metri sull’Appennino, tra i boschi e i prati di Pietravolta, quella ceramica che sembra sempre sul punto di crollare riesce sempre a ripartire.
Così gli ultimi dodici dipendenti della Ceramica Alta hanno deciso di ripartire sempre con la formula della cooperativa a responsabilità limitata, scommettendo sul rilancio. I loro diecimila euro a testa sono il primo salvadanaio che va ad affiancarsi alla ricapitalizzazione con l’intervento di società finanziarie di Legacoop (Coopfond, Cfi, Sofinco), che mettono altri 300 mila euro di prestito più 150 mila di ricapitalizzazione. In totale quasi 450 mila euro, la prima base di capitale su cui si aggiungeranno gli altri con prestiti bancari. Nell’assemblea che si è tenuta giovedì sera, dove tra l’altro è stato eletto il nuovo consiglio d’amministrazione, con sei componenti e come presidente c’è l’ex sindaco Elio Pierazzi,. Una speranza in più per i dipendenti che negli ultimi anni ne hanno viste di tutti i colori, con fallimenti e amministrazioni fiduciarie che hanno avuto un effetto micidiale sulla gestione. Tra fughe in avanti e precipitose retromarce sono rimaste le macerie, ovvero i passivi che finivano per diventare pesi insostenibili costringendo al fallimento.
«C’era un problema oggettivo - dice Pierazzi che spiega pubblicamente i progetti futuri - ed era quello del tipo di prodotto legato molto ai decori e al terzo fuoco che negli ultimi anni hanno visto rimpicciolirsi il mercato. In quel settore la concorrenza degli spagnoli è diventata fortissima vincente. Con un nuovo manager e un nuovo direttore di produzione, che hanno passato la loro vita tra le piastrelle, noi vogliamo andare a coprire un settore di nicchia, quello dei piccoli formati di cui c’è grande richiesta. Il mondo delle ceramiche sassolesi e fioranesi oggi è concentrato su grandi formati ma nei cataloghi devono essere presenti anche altri prodotti. Ed è qui che entriamo in campo noi. Con i nuovi impianti e una flessibilità produttiva spinta al massimo contiamo di aggiungere un forte valore aggiunto ai big del settore che possono offrire in tempi brevi piccoli lotti di produzione a misura delle richieste dei clienti. Però dobbiamo partire al più presto, ingrandendo i capannoni per mettere dentro i nuovi impianti. Da questo punto di vista sarà decisiva la collaborazione degli enti locali per velocizzare le pratiche burocratiche».
Basterà tutto questo per far rivivere una piccola azienda di montagna? Pierazzi, come tutti gli altri coinvolti nell’operazione, crede tenacemente in questa possibilità. Per lui, ormai in pensione dopo una vita professionale e amministrativa spesa sempre a valorizzare la montagna, la battaglia contro lo spopolamento passa di qui. «Meno posti di lavoro restano - conclude - e più i giovani saranno costretti a scendere a valle, ad emigrare in pianura per trovare occupazione». E ora parte la ricerca degli altri finanziamenti e della nuova linea produttiva. —
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