Gazzetta di Modena

Modena

i residenti del quartiere protestano 

«Su via Bolsena tante promesse ma pochi fatti, bisogna muoversi»

Saverio Cioce
«Su via Bolsena tante promesse ma pochi fatti, bisogna muoversi»

Nel condominio abitato solo da residenti extracomunitari il Comune non ha ancora montato i cancelli anti-intrusione

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Saverio Cioce

«Il Comune? Non ha fatto niente. Ci mancava solo la scusa del Covid per rinviare la chiusura dei garage sotterranei che ancora adesso sono terra di nessuno. È vero che hanno buttato via vecchi mobili e le coperte accumulate, ma di oggetti accatastati ce ne sono ancora».

Guarda da lontano con le mani in tasca il signor Mario verso la “casbah” di via Bolsena e anche se contesta le promesse a vuoto del sindaco Bellelli ammette che qualcosa è stato fatto.

Da parte sua il primo cittadino, dopo anni di interventi di vigili del fuoco arrivati a spegnere roghi improvvisi e soprattutto dei raid di polizia e carabinieri, nell’autunno scorso si era impegnato in un’azione di bonifica a largo raggio basata su tre provvedimenti successivi. Il primo è stato l’invio ai proprietari della notifica per il ripristino delle condizioni minime di igiene. La galleria d’accesso ai garage sotterranei era diventata una sorta di deposito incontrollato dove entrava di tutto, con poche auto.

«Lo scriva pure – dice una vicina indispettita mentre torna a casa, con la sporta della spesa e la mascherina che le cade dalla collera – Quella lì sotto era una discarica, non si contavano le biciclette rubate e pure il resto. I garage erano pieni di non si sa cosa, persino cibi esotici».

Ora invece, almeno per le due ruote, la situazione sembra risolta: sono tutte in fila nella rastrelliera, ordinate e chiuse con il lucchetto, a decine. A poca distanza i cassonetti; solo un frigorifero abbandonato stona con i contenitori della differenziata.

La fase due è stato lo sgombero delle masserizie, con un’operazione riuscita a metà; diversi proprietari se ne sono infischiati di provvedere alla pulizia al posto di inquilini sempre pronti a cambiare alloggio. Altri non hanno neppure risposto.

La fase 3 invece, quella che avrebbe dovuto sigillare l’accesso agli estranei, soprattutto nelle ore notturne, è rimasta sulla carta. Era quella richiesta a gran voce da tutto il quartiere, una saracinesca o un cancello scorrevole per consentire l’accesso ai sotterranei solo agli inquilini regolari.

Di mese in mese le promesse sono slittate ancora, dopo che negli ultimi cinque anni il condominio di via Bolsena è diventato anche in campagna elettorale il simbolo dell'ingovernabilità.

E oggi? Nel cortile posteriore, sulla poca erba spelacchiata i bimbi non ci vanno. In un angolo, circondato da una rete rotta e che nessuno ripara, una cabina e l'accesso posteriore agli appartamenti.

C'è un silenzio surreale a metà mattina attorno al “casermone” dove sui balconi sono ammucchiati alla rinfusa panni stesi e antenne paraboliche che trasmettono i notiziari dal Pakistan o dal Maghreb.

Alcune finestre sono state chiuse e sigillate con tramezzi di legno, dall'esterno, e sembrano integri, per evitare abusive anche se i soliti scettici giurano che sia solo un trucco e che la notte vengano rimosse, senza che gli altri inquilini osino dire nulla per paura di ritorsioni. Il fatto è quel condominio nel bel mezzo di villette perfettamente curate, con l’erba che sembra tagliata con le forbicine tanto è perfetta, è una sorta di repubblica extraterritoriale rispetto a Carpi.

E questo non perchè gli abitanti siani stranieri, non solo per quello almeno, ma perchè decoro e convivenza sono quotidianamente a rischio. Alcuni degli anziani del circolo lì a fianco si siedono sotto il riparo del gazebo ben distanziati ma hanno poca voglia di fare commenti.

In Comune alzano le braccia: «Con il Covid abbiamo avuto altre priorità – dicono – C’era l’emergenza sanitaria e i lavori edilizi erano bloccati per decreto». E oggi?



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