«I suoi soldi erano troppo falsi: scambiandoli, non spacciava»
Annullata la condanna di un 73enne che utilizzava banconote autentiche a metà: a Modena aveva ingannato le macchinette delle slot incassando 25mila euro
Quelle banconote erano così false che non si potevano neppure considerare banconote false. La Corte di Cassazione sottolinea come la grossolanità dei pezzi da 50 euro sequestrati al giocatore era tale che si vedeva a colpo d’occhio. Inoltre non si può dire che farle leggere a una scambia monete sia la stessa cosa che darla in mano a qualcuno perché “non vi è scambio strumentale a una messa in circolazione della presunta moneta né una spendita suscettibile di determinarne una diffusione ulteriore con un potenziale inganno di una generalità indeterminata di soggetti”. Al contrario, aggiunge la Suprema Corte, “la condotta, pacificamente fraudolenta, esaurisce i propri effetti nell'ambito di quella specifica transazione economica, con l'induzione in errore di quella”. Con questa singolare spiegazione la sentenza della Quinta Sezione penale della Cassazione ha annullato la condanna di un 73enne considerato un autentico “re della truffa” italiana – al centro di numerosi arresti, inchieste e processi per banconote false - che aveva speso quei soldi fasulli in due sale slot a Modena incassando 25mila euro. Siccome era già stata rimessa la denuncia di truffa, l’imputato è uscito libero dalle accuse che nel 2016 e in appello nel 2018 avevano portato alla sua condanna.
L’uomo, chiamato nelle cronache di mezza Italia “il messia dei soldi falsi”, era stato infatti trovato in possesso di alcune banconote da 50 euro di fabbricazione casalinga. Secondo quanto è emerso dalle indagini, la falsificazione consisteva nell’attaccare una parte di banconota autentica e un’altra parte totalmente falsa mettendole insieme con lo scotch e in questo modo “realizzandone una idonea a eludere la lettura ottica dei distributori automatici di tickets per slot machines”. In questo modo in due diverse sale gioco di Modena l’anziano era riuscito a mettere insieme ticket per 25mila euro che i due gestori dei locali gli hanno liquidato in contanti. Solo dopo si sono accorti del raggiro, quando hanno trovato quelle rozze banconote. Che però erano riuscite a passare il lettore ottico. Per questi motivi, dopo le denunce, la Procura aveva rinviato a giudizio l’anziano per truffa e per spendita di banconote false. Durante il processo però l’accusa di truffa quando la querela era stata ritirata dai gestori delle sale slot.
Ma il 73enne ha deciso di ricorrere in Cassazione contro l’appello, che aveva pure abbassato la condanna. Queste banconote false attaccate con lo scotch per il lungo - contestava - erano così grossolane che non solo nessuno poteva caderci ma non mettevano certo in pericolo la fede pubblica del denaro. Erano passate al lettore ottico delle slot solo perché venivano lette da un solo lato ma nessuno avrebbe potuto cascarci e lo dimostravano altre sentenze per fatti identici. La Cassazione ha accolto queste ragioni del difensore sottolineando come per la spendita di denaro così falso è richiesta alche una modesta avvedutezza da parte di chi riceve i soldi. Ma la stessa Cassazione aveva già spiegato che chi taglia una banconota per il lungo e tiene una metà attaccandone un’altra metà falsa con lo scotch (quindi un caso identico a questo) costruisce in effetti una banconota contraffatta. E proprio così l’anziano ha ingannato una macchina che attraverso un lettore ottico ha accettato quei 50 euro truffando i gestori delle sale. Ma non ha speso quei soldi e non li ha fatti circolare. Lo scambia monete è stato il posto dove si è esaurita la circolazione. Per questo caduta questa accusa dopo quella di truffa, il caso si chiude senza condanna. —
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