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La Mirandola-exit è realtà ma c’è l’ombra dei ricorsi

Francesco Dondi
La Mirandola-exit è realtà ma c’è l’ombra dei ricorsi

La maggioranza vota compatta, ma dovrà tornare in assemblea per la ratifica Centrodestra: «Unione lenta e costosa». Le opposizioni: «Dateci i conti reali»

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Per ancora qualche mese i bollini gialli e blu, che indicano l’appartenenza al Comune o all’Unione, resteranno esposti davanti agli uffici in municipio che accolgono 150 dipendenti, 92 dell’Ucman e una sessantina di Mirandola. Ma nel cuore del distretto biomedicale l’uscita dall’Ucman è cosa ormai fatta al netto di possibili cambi repentini di idea o vertenze giuridiche.

La maggioranza ha infatti votato - senza però raggiungere il tetto fissato a 12 consiglieri - per il recesso che sarà operativo da inizio gennaio, ma allo stesso tempo ha dato lo start per una seconda fase, che coincide con un’analisi costi-benefici finora rimasta privata e una riorganizzazione degli uffici affidati ad un manager esterno.

Il dibattito in Consiglio si è giocato su piani diversi. Il centrodestra ha portato a proprio sostegno alcuni numeri che erano rimasti ai margini del confronto e che hanno fatto ipotizzare la presenza di uno studio quantomeno abbozzato: lo fa il consigliere Fulvio Diazzi quando parla del paradosso e dei costi “clientelari” della polizia locale e lo ribadiscono anche i colleghi Marcello Furlani e Marco Donnarumma. Ma è soprattutto l’aspetto politico che emerge dalla maggioranza con una durissima critica firmata dal sindaco Alberto Greco («Strumento lento, costoso e inefficiente, io devo dare risposte ai mirandolesi senza cercare continue mediazioni») e dal capogruppo Guglielmo Golinelli (“ente antidemocratico per come è strutturato”) oltre che da Marian Lugli che rivendica l’autonomia decisionale certificata dalle elezioni comunali. Sull’altro fronte, invece, Roberto Ganzerli, Francesca Donati, Giorgio Siena e in parte la 5 Stelle Nicoletta Magnoni («Ha però ragione Greco quando fa la critica di questa Unione») rivendicano la mancanza di uno studio economico sul quale eventualmente fondare una decisione non più presa al buio. I pareri negativi di Revisori dei conti, servizio Ragioneria e ufficio legale della Regione non lasciano tranquilli i presenti e a più riprese aleggia l’accertamento della Corte dei conti per possibile danno erariale anche se Golinelli cerca di esorcizzare il rischio ribadendo il valore politico della delibera.

Ma ci sono anche altri aspetti di una serata comunque storica: Greco non si dimetterà da presidente dell’Unione almeno fino al momento del recesso di Mirandola e tutti, in modo più o meno esplicito, vanno a rispolverare l’ambizioso progetto di fusione tra Comuni che trova parole di apprezzamento, mentre Ganzerli, svelando alcuni retroscena, ipotizza un’asse tra Mirandola e Finale che potrebbe dare sviluppi nel caso il progetto Unione dovesse implodere con l’addio della città capodistretto. Tutti scenari futuribili che saranno esplorati non appena il super manager sarà operativo in municipio e le prime convenzioni saranno sottoscritte magari proprio con l’Unione, la stessa dalla quale ieri sera la città dei Pico se n’è ufficiosamente andata anche senza immediata eseguibilità visto che la maggioranza assoluta dei 2/3 (servivano 12 voti favorevoli ma il centrodestra ha “solo” 11 esponenti) non è raggiunta. Se ne riparlerà lunedì prossimo quando il Consiglio dovrà votare anche l’incarico al consulente. —

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