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«Può essere il figlio di chiunque Speriamo non accada mai più»

F.D.
«Può essere il figlio di chiunque Speriamo non accada mai più»

La mamma della giovane vittima: «Grazie ai carabinieri per il lavoro Ho segnalato più volte alla scuola, ma non c’è stata alcuna reazione» 

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LA TESTIMONIANZA

SAN POSSIDONIO

«Nostro figlio potrebbe essere il figlio di chiunque. La cosa importante è che tutto sia finito nel miglior modo, ringraziamo i carabinieri di Cavezzo che in due giorni hanno chiuso il cerchio e individuato il responsabile di dieci mesi di vessazioni. La speranza è che quanto accaduto permetta a tanti altri ragazzi uguali a nostro figlio di non subire quanto ha dovuto sopportare lui». La mamma della giovane vittima sceglie di parlare e commentare le ultime 48 ore di indagini. Lo fa con grande pragmatismo, con dignità e soprattutto senza quella sete di giustizialismo che talvolta diventa un marchio di fabbrica in casi analoghi.

«A quel ragazzino ci penseranno le istituzioni - dice - Non spetta a noi decretare la punizione e neppure esporlo alla gogna mediatica. Di sicuro quanto hanno fatto i carabinieri vale molto di più di quanto accaduto in diversi mesi di impotenza».

Ecco, perché la madre racconta di essersi rivolta alla scuola per trovare un rimedio condiviso, senza però raggiungere alcuno scopo. «Mio figlio mi aveva raccontato di quel bullo che si era accanito da mesi contro di lui e mi aveva svelato diversi episodi. Lo vedevo in difficoltà e così mi sono rivolta alla scuola, che in quel momento mi sembrava l’istituzione che più doveva interessarsi di quanto stava accadendo. Ho incontrato più volte il dirigente, ma mi è sempre stato risposto che senza il nome del bullo non sarebbe stato possibile trovare contromisure. E lo chiedono a me? Dovrebbero sapere loro chi non si comporta bene durante la vita dei nostri figli tra le aule e i corridoi scolastici. Io il nome non lo sapevo, e neppure mio figlio. Figuratevi che i carabinieri ci hanno messo due giorni per trovarlo».

Il muro di gomma scolastico ha portato il 15enne e la sua famiglia a maturare una decisione ben prima dell’ultima aggressione cavezzese. «Abbiamo già cambiato istituto - spiega la mamma - Va da sé. Mio figlio da questo inverno ha dimostrato di non essere più interessati al Galilei, non ha praticamente più frequentato né seguito le lezioni a distanza durante il periodo del lockdown e noi lo abbiamo assecondato. Non pensavamo proprio che avrebbe ritrovato quel personaggio sulla sua strada. E invece l’altro giorno è partito da casa con altri due amichetti per andare a trovare un coetaneo a Cavezzo. Non hanno fatto neppure in tempo a citofonare a casa sua, che l’aggressore lo ha preso alle spalle provocandogli lesioni per 3 giorni di prognosi. Non sappiamo come abbia fatto a capire che erano lì, non sapeva neppure che quel 17enne vivesse a Cavezzo. E per fortuna che, nonostante tutto, i carabinieri hanno capito la situazione e si sono prodigati per aiutarci. Hanno “scortato” mio figlio fino a casa e gli hanno dato molto coraggio. Devo ammetterlo: sono stati davvero encomiabili per la sensibilità e la professionalità». —

F.D.

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