«Bici, il piano fa troppo poco Il futuro passa dalla tramvia»
«Come ridurre il traffico automobilistico, sfruttando l’occasione dei finanziamenti europei? Beh, la soluzione ce l’abbiamo in casa da 17 anni, ed è anche una soluzione di qualità». A indicare la via per la mobilità del futuro alla vigilia dell’arrivo del Pums in Consiglio comunale è l’ex dirigente comunale Ezio Righi, oggi rappresentante della lista civica Volta Pagina: «La prima cosa da fare sarebbe promuovere l’uso della bicicletta - spiegano Righi e l’architetto Claudio Fornaciari - tanto che il Pums dedica risorse di grande rilevanza, ovvero 95 milioni, a questo obiettivo. Il problema è che queste risorse servono a portare dal 12,5% al 20,4%, nell’ipotesi migliore, l’utilizzo della bicicletta nei movimenti urbani: in valore assoluto, sarebbero 6500 modenesi, delle attuali 100mila che usano l’auto per andare al lavoro, a essere “riconvertite” alla bicicletta, mentre 93mila continuerebbero a usare la macchina». Un obiettivo comunque importante secondo Volta Pagina, che indica però un’altra via per la mobilità dei prossimi anni: «Modena ha nei suoi archivi il progetto per la metrotramvia, sviluppato nel 2003 per concorrere ai finanziamenti della legge obiettivo. Si tratta di un buon progetto - incalzano Righi e Fornaciari - che prevede due linee, per una lunghezza complessiva di 16 chilometri, attuabili in due fasi: prima con tracciati solo a raso, attuabili in un triennio, con un costo preventivato di 348 milioni, mentre il secondo stralcio prevede un tunnel che corre sotto il centro storico, da viale Muratori all’ex Consorzio agrario, per un costo di 150 milioni ulteriori». E se i soldi sembrano troppi per il momento che stiamo attraversando, Volta Pagina ricorda che «oggi c’è la grande occasione dei finanziamenti sul Recovery Fund dell’Unione Europea, che sostanzialmente vincola i fondi a due requisiti: che il progetto sia sostenibile dal punto di vista ambientale, e che sia accantierabile in tempi piuttosto brevi. Requisiti che il progetto modenese ha: per questo invitiamo l’amministrazione a non perdere questa occasione».I due architetti ricordano quindi l’esperienza di Brescia, città paragonabile a Modena per abitanti (200mila): «Nel 2013 sono entrati in funzione 14 chilometri di linea di metropolitana - spiega ancora Righi - integrata con 16 linee di autobus. Ebbene, in sei anni i passeggeri del trasporto pubblico a Brescia sono cresciuti di 15 milioni di persone, con un incremento del 37%. A titolo di confronto - incalzano gli esponenti di Volta Pagina - dal Pums risulta che a Modena i passeggeri del trasporto pubblico urbano nel 2017 siano stati un po’ meno di otto milioni, rispetto ai 56 di Brescia. Se Modena arrivasse anche solo a metà dei passeggeri trasportati dal servizio pubblico bresciano, fornirebbe una valida alternativa a 20mila cittadini che ogni giorno si recano sul luogo di lavoro o di studio in auto, favorendo l’uso del trasporto pubblico da e verso altri comuni». —
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