Iniziano dalla Val Dragone i lavori sulle strade pericolose
La Provincia ha staziato due milioni per interventi su quelle puiù dissestate Cantieri a Frassinoro, Palagano e Prignano poi Serra e altri centri del Frignano
È partito da Frassinoro il restyling della rete stradale della Provincia, piano di manutenzioni in cui la montagna è prioritaria: dei 3,4 milioni di risorse stanziate, oltre 2 milioni riguardano interventi in Appennino. In questi giorni il cantiere mobile sta lavorando su alcuni tratti degradati lungo la Sp 32 di Frassinoro e la Sp 35 di Fontanaluccia, prima spostarsi, sempre in zona, sul fronte più delicato: la Sp 38 di Civago, la strada che passa per Roncatello, l'unica della rete provinciale montana ancora chiusa al transito dei mezzi a due ruote a causa di crepe e avvallamenti. Se i lavori daranno i risultati sperati, l'arteria verrà recuperata alla circolazione libera. Le operazioni sono consistenti: non si tratta di semplice posa di asfalto ma di fresatura (“scavo” di una decina di centimetri con apposite macchine per togliere il manto deteriorato) e successivamente di posa del nuovo conglomerato bituminoso. In alcuni casi, come sulla Sp 38 di Civago, si provvederà anche all'istallazione di nuovi guard-rail. Terminato il programma a Frassinoro, si passerà alla sistemazione dei tratti più compromessi nelle aree di Palagano e di Prignano, completando il quadro in Val Dragone. Poi dalla prossima settimana sotto col resto della montagna centrale, da Serra in su, ma anche con la Val Panaro. Il cronoprogramma prevede meno di un mese (tre settimane, tempo permettendo) per completare il quadro: a metà luglio il clou della stagione estiva dovrebbe trovare un Appennino ben percorribile nelle sue direttrici principali. A differenza del passato, dove ci si è trovati di fronte anche a emergenze viarie aperte in piena estate a causa dello stop ai finanziamenti alle Province.
«La manutenzione stradale rappresenta una priorità – sottolinea il presidente Gian Domenico Tomei - soprattutto in questa fase di ripresa dove va garantita una mobilità sicura lungo una rete provinciale che è strategica per lo sviluppo dei territori, in modo particolare in montagna. Con questi lavori ripristiniamo le condizioni di massima sicurezza e miglioriamo la qualità del manto stradale nei tratti più degradati, ma per risolvere in modo strutturale tutte le necessità servono ulteriori risorse di cui non disponiamo, a causa dei tagli di questi ultimi anni, e che abbiamo chiesto al Governo e alla Regione». Pensare che i problemi sarebbero finiti se la Provincia potesse semplicemente gestire in proprio le risorse che arrivano dal suo territorio. Su un bilancio annuale di entrate tributarie che si aggira sui 60 milioni, 27 vengono infatti girati allo Stato. Fossero reinvestiti nelle strade, sarebbero risolte tutte le situazioni critiche e si potrebbero anche pianificare opere ambiziose. E questo peraltro significherebbe solo ridare agli automobilisti, in servizi locali, ciò che loro danno alla Provincia: le entrate dell'ente infatti derivano sostanzialmente da quota di Rc auto, passaggi di proprietà e immatricolazioni modenesi. —
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