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Chiuso per 15 giorni il negozio del centro che vende alcolici ai giovanissimi

Serena Arbizzi
Chiuso per 15 giorni il negozio del centro che vende alcolici ai giovanissimi

Il negozio di via Menotti sospeso dopo controlli della Polizia E sette club fanno incontri settimanali per smettere di bere

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In città la lotta al vizio del bere e agli effetti deleteri che provoca si snoda su più fronti. Dopo ripetuti controlli il Commissariato di Carpi ha notificato ai titolari del negozio di via Ciro Menotti il provvedimento di sospensione adottato dal questore. È stata infatti disposta la sospensione delle licenze e la chiusura del negozio per 15 giorni dopo un’intensa attività di monitoraggio legata all’abuso di sostanze alcoliche da parte di minorenni effettuata dalla Polizia. Gli agenti hanno infatti accertato che l’esercizio, gestito da un pakistano, vende va alcolici ai minori. L’uomo, più volte denunciato e sanzionato ha continuato imperterrito nella sua condotta.

Il tema è molto sentito in città e si è riacceso ulteriormente dopo che una 15enne è collassata, sabato sera, in via San Francesco, per abuso etilico.

A Carpi e Mirandola, per dare un sostegno a chi ha vizi di vario tipo e, quindi, anche agli alcolisti, sono nati sette club alcologici territoriali, riassunti dalla sigla Acat. «Siamo inseriti in una rete con Simap, Sert e altre associazioni» spiega Chiara Pavesi, servitore e insegnante dei club. Servitore perché «siamo al servizio delle famiglie dove esiste il problema, insegnante perché chi partecipa ai nostri incontri settimanali deve conoscere i problemi provocati dall’alcol. Oltre al tema della salute, quindi, ci occupiamo di sollevare relazioni». Ogni club ha un nome, quello di Chiara si chiama “caldo abbraccio”. La parte cruciale è data dall’esempio virtuoso di altre famiglie e dalla disponibilità a mettersi in gioco dei componenti dei gruppi, composti al massimo da 15 persone. «Se le famiglie riescono a mettersi in gioco - continua Pavesi - creano una rete tale che rende difficile la ripresa del vizio. Ricordo una coppia con due figli adolescenti in cui lui aveva il problema: ha iniziato il percorso ed è cambiato molto. La coppia si è ricomposta e i figli hanno riacquistato la stima per il papà».

A ogni gruppo è assegnato un “servitore-insegnante” che ha anche il compito di «stemperare la tensione se gli animi si surriscaldano o di intavolare la conversazione su un tema che sviluppi un confronto» conclude Chiara.

«Durante il lockdown chi, in precedenza, aveva scelto di smettere di bere, qualche volta ha fatto marcia indietro - aggiunge la vicepresidente di Acat - Questo indica l’importanza dell’incontro settimanale. Del vedersi. Nei nostri gruppi non vieni giudicato: c’è chi proviene dalla stessa esperienza o chi, comunque la conosce molto bene».

La forte diffusione di bevande alcoliche sul nostro territorio è confermata dal sistema di sorveglianza Passi: il 71% delle persone dai 18 ai 69 anni consuma alcol, il 24% risulta essere un consumatore di alcol potenzialmente a maggior rischio, pari a circa 110mila persone. —

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