La sofferenza di Felice in una lettera al Papa L’ex meccanico Ferrari ora spera di conoscerlo
Di Vito è un ex dipendente del Cavallino che ha recentemente donato alle parrocchie di Santa Caterina e Modena Est alcune su opere
la storia
gabriele farina
«Più di venti anni fa esisteva un altro nemico invisibile». Il modenese Felice Di Vito è un ex meccanico della Ferrari. Con la Rossa ha prestato servizio nel Reparto Corse. Da artista, ha "disseminato" sculture in acciaio inossidabile sul nostro territorio. Il 27 aprile di quest’anno ha donato alla parrocchia di Santa Caterina un’Ara dei Piloti in miniatura. Un omaggio «da caro amico» a don Ruspa, al secolo don Sergio Mantovani. Un sacerdote con cui ha condiviso sia l’ambiente della F1 (don Mantovani era il cappellano dei piloti) sia la vita comunitaria modenese. Sabato scorso ha invece donato alla parrocchia di Modena Est un candelabro e un portamonete per offerte. Oggetti di culto dietro cui c’è una storia personale. La dedica infatti è a un familiare a cui Di Vito era molto legato. Il caro è morto durante la guerra in Bosnia. Fatale l’uranio impoverito, «il nemico invisibile» che lo ha portato a dargli l’ultimo saluto in un ospedale modenese. Aveva 32 anni. «L’immagine è ritornata nei giorni della pandemia - garantisce Di Vito - e ho pensato a tutte le persone che non sanno neanche dove sono stati messi i loro cari. Ho pensato ai parenti, ai vicini, ai familiari. Al mio familiare tenevo il viso, ma loro? Dev'essere stata una sofferenza enorme». Una sofferenza che ha deciso di trasmettere in una lettera a Papa Francesco. Un gesto di cuore che ha avuto una risposta “sospetta” in televisione. «Ho spedito la raccomandata al Papa il 24 aprile - aggiunge l’ex meccanico-artista - e il 7 maggio ho ascoltato un ringraziamento particolare da Papa Francesco. Stavo seguendo la messa mattutina dalla chiesa di Santa Marta. Il Papa ha detto di aver ricevuto una lettera da un artista anziano. Mi ha colpito perché avevo messo l’età. Papa Francesco ha invitato di pregare per queste persone che soffrono, provando commozione per il caso». Di Vito non ha la prova si trattasse di una risposta mediatica alla sua lettera. Ma alcuni segni tornavano e ora spera di andare a Roma. Un segno di amore per il familiare scomparso, ricordato nella simbologia dell'opera. Si fa riferimento ai numeri 32 (l’età del parente) e 33 (l’età di Cristo). La base con i punti cardinali è fissa, il resto è girevole. La Croce è sormontata da un verde segno di speranza, a simboleggiare «la vita spezzata che non muore». —
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