Gazzetta di Modena

Modena

il caso 

«Stanchi di pagare danni di altri Ora si sistemi quel depuratore»

Daniele Montanari
«Stanchi di pagare danni di altri Ora si sistemi quel depuratore»

La rete fognaria di Pavullo versa le “acque nere” che arrivano a Gombola Il sindaco di Polinago tuona: «Subito interventi, il torrente Rossenna va tutelato» 

3 MINUTI DI LETTURA





Daniele Montanari

«È inaccettabile che non si dia ancora risposta a un problema di inquinamento che segnaliamo da anni, allucinante pensare d’intervenire solo dal 2021». Gian Domenico Tomei, quale sindaco di Polinago, dà lo “scossone” sull’annosa vicenda degli sversamenti di acque nere dal depuratore di Pavullo al rio Cogorno e quindi al torrente Rossenna che passa per il centro di Gombola, dove la gente del posto non ne può più. L’ultimo grave episodio è stato il 9 maggio scorso, quando un importante aumento di flusso a Pavullo comportò una fuoriuscita che, scendendo a valle, rese grigi e puzzolenti i corsi d’acqua, in particolare nel tratto che attraversa la frazione di Polinago. Dove il fondo del torrente resta ancora sporco in diversi punti. E non è il massimo nell’Appennino chiamato a valorizzare le sue bellezze turistico-ambientali, in cui Gombola è inserita a pieno titolo per il suo mulino e lo splendido scenario naturale. Da anni si dice che a monte va fatto un intervento risolutivo a Pavullo, e il progetto finalmente sembra esserci: Hera, quale gestore del servizio idrico, ha presentato un’ipotesi operativa che prevede la realizzazione di un bypass verso il Cogorno per le acque bianche che permetterebbe di alleggerire la portata dell’attuale scolmatore. Che in questo modo tratterebbe solo le acque nere e in minor misura, scongiurando fuoriuscite. Buona notizia dunque? No, perché martedì nel corso di una riunione in cui erano presenti Hera, Atersir (l’agenzia regionale che regola i servizi pubblici ambientali) e il sindaco di Pavullo, Tomei si è sentito dire che allo stato attuale il corposo intervento (da 1.340.000 euro) non è programmato prima del 2021. E che anche una volta partito si concretizzerà in cinque stralci che richiederanno anni per andare a dama. Da qui la dura presa di posizione: «Non si può attendere il 2021 per partire con così tanti stralci di fronte a un grave problema di inquinamento segnalato da anni e che continua a riproporsi - tuona - il letto Rossenna porta ancora i segni dello sversamento di maggio. Qui c’è un problema di inadeguatezza del depuratore e della rete fognaria di Pavullo che non può più aspettare. Siamo stanchi di pagare i danni provocati da altri: a Polinago abbiamo completato un’efficiente rete fognaria già a fine anni ’90, e siamo molto attenti alle tematiche ambientali». La tirata d’orecchi più che per Hera, che il progetto l’ha presentato ed è pronta ad eseguirlo, è dunque per Atersir e per il Comune di Pavullo. È infatti Atersir (organo dove decidono i sindaci in assemblea) che stabilisce i piani d'investimento, il committente che dice a Hera cosa fare prima e cosa dopo. Ma perché un progetto abbia il via libera, deve essere licenziato anche dal Comune sul cui territorio si lavora. Insomma, ci deve essere una condivisione di priorità. Che ad oggi manca, nonostante l’espansione edilizia abbia reso da vent'anni ormai il depuratore di Pavullo inadeguato. —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google