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Cisl chiede maggiori tutele per i lavoratori fragili con patologie croniche

Cisl chiede maggiori tutele per i lavoratori fragili con patologie croniche

Il sindacalista Ciro Donnarumma: «Nessuno approfitti della crisi per lasciare a casa gli addetti che si presentano più deboli» 

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un allarme

Ciro Donnarumma, della segreteria regionale Cisl, vuole chiarire la posizione del sindacato dopo i numerosi casi di discriminazione riguardo lavoratori fragili segnalati da delegati e iscritti della stessa Cisl. Il riferimento è per gli addetti che presentano patologie croniche.

In Emilia Romagna il 25,1% dei residenti adulti presenta due o più patologie croniche. La distribuzione del numero di patologie per classi di età evidenzia come al crescere dell’età si riduca la quota di popolazione sana e aumenti la quota di popolazione affetta da più patologie.

«Risulta evidente - dice Donnarumma - come siano molte le persone ancora attive al lavoro affette da patologie. Lavoratori maggiormente esposti al Covid-19, con un sistema delle tutele incompleto, a cui spesso vanno a sommarsi atteggiamenti di non supporto da parte delle aziende in cui lavorano. Sia il decreto Cura Italia sia il decreto Rilancio hanno provato a dare una risposta, che però non è risultata altro che una non risposta. Ci si è limitati a tutelare solo alcuni malati cronici, prevedendo per loro una soluzione che consiste nell’astensione dal lavoro, peraltro possibile solo in presenza di un certificato rilasciato dalle commissioni legali dell’Ausl».

Secondo la Cisl l’astensione dal lavoro non è una tutela adeguata e il sindacato lancia un appello alle istituzioni chiedendo misure che indirizzino i datori di lavoro, in collaborazione con i medici competenti aziendali, a prevedere nei contesti di lavoro soluzioni condivise. Soluzioni improntate da norme di prevenzione consolidate: distanza fisica, riduzione delle interazioni con altre persone, utilizzo dei dispositivi di protezione, lavoro agile dal domicilio. Nel contempo, il segretario Cisl chiede alla Regione di «prevedere una direttiva rivolta ai medici competenti. Una direttiva che li possa orientare nell’individuazione di soluzioni per riorganizzare il lavoro e mantenere al lavoro tutti, compresi i lavoratori fragili». —

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