Mirandola: primo passo fuori dall’Unione
Il Consiglio vota a maggioranza l’uscita. Lunedì prossimo il secondo e ultimo step. Flash mob davanti al Municipio
“Mirandola exit” è sempre più realtà. Ieri sera, undici consiglieri comunali hanno bocciato l’Unione dei Comuni area nord, votando a favore del recesso dall’Ucman.
Si tratta della prima bandierina piantata nel percorso che porta Mirandola fuori dall’Unione. Il secondo step avrà luogo lunedì, quando si terrà una seconda votazione, per la quale, come ieri, sarà necessaria la maggioranza semplice. La decisione, a quel punto, sarà definitiva.
Il tema è molto sentito e spacca in due gli animi. Ieri sera, davanti al municipio, in concomitanza con il Consiglio che si è svolto in diretta streaming, diversi cittadini hanno dato vita a un flash mob contro l’uscita. E hanno applaudito l’ex assessore Roberto Ganzerli, ora capogruppo del Pd. Il Centrosinistra ha avviato anche una raccolta firme contro la proposta dell’amministrazione. Petizione che ieri alle 21 contava oltre 750 adesioni.
Il sindaco Alberto Greco ha ricordato brevemente che «la prima votazione non ha raggiunto la maggioranza dei due terzi, quindi si passa a una seconda e terza votazione che devono avere la maggioranza assoluta. Bastano 10 voti a favore». La proposta di recesso ne ha ottenuto uno in più, incassando il “sì” di Lega e Fratelli d’Italia, e il “no” di Pd, Movimento 5 Stelle e + Mirandola.
Ganzerli, in apertura di Consiglio, ha ribadito l’appello a sindaco e maggioranza: «Tento fino all’ultimo di scongiurare questa decisione. Lo faccio io al tavolo della minoranza, ma questa settimana sono stati tanti gli appelli dei cittadini affinché ci possa essere un percorso alternativo e l’Unione possa essere non solo salvata, ma riformata dal suo interno”. Ganzerli ha parlato, riferendosi alla Giunta, di “anno sprecato. . Non sono qui a fare una difesa ideologica dell’Unione, ma la vostra scelta è sì ideologica. L’isolamento politico e istituzionale di Mirandola ci renderà più deboli. Avremo meno servizi, o dovremo aumentare i costi».
Giorgio Siena (+Mirandola) sottolinea che “gli spazi di discussione si sono azzerati. Per noi l’uscita dall’Unione è un errore grave che avrà effetti negativi su Comune e popolazione di Mirandola e Bassa». Siena evoca, inoltre, un referendum consultivo.
Il consigliere Marian Lugli, dal canto suo, esalta il recesso: «Saremo più liberi di attuare il cambiamento: i nostri concittadini ci hanno incaricato di fare questo. Nell’Unione ci sono troppe discrepanze. E si perde del tempo a parlare del nulla. È stata creata così, con regolamento un po’ contorto. Grazie Centrodestra, era ora che il Bancomat si spegnesse. Non è vero che ci sono Comuni poveri, ma sono disagiati. È il caso di Camposanto e San Possidonio: hanno vissuto grazie ai nostri benefici dati come Unione. I soldi dei mirandolesi restino ai mirandolesi».
Guglielmo Golinelli ha ricordato che «il Comune non è un’impresa, deve dare servizi e realizzare a livello progettuale l’indirizzo politico, cosa che non è stata fatta. Quando le cose non funzionano dopo 17 anni meglio prendere atto e ripartire».
Riflettori puntati, dunque, su lunedì per il voto finale e nuove forme di dissenso. Al riguardo, Ganzerli ha presentato un’interpellanza a risposta scritta per “verificare il succedersi dei fatti” di lunedì 15 giugno, quando alcuni manifestanti sono stati identificati dalla Polizia. —
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