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La Procura archivia il caso Ilpa «Adesso guardiamo al futuro»

Enrico Ballotti
La Procura archivia il caso Ilpa «Adesso guardiamo al futuro»

Vignola. Il gruppo, capitanato da Riccardo Pianesani, era finito nel mirino della Finanza con un sequestro da 43milioni 

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l’intervista

Enrico Ballotti / Vignola

Si è concluso con l’archiviazione da parte della Procura di Bologna il procedimento che riguardava due imprenditori vignolesi: Augusto Giuseppe e Riccardo Pianesani. Padre e figlio rispettivamente fondatore e attuale amministratore delegato del gruppo Ilpa, leader a livello europeo nella trasformazione di materie prime plastiche e bioplastiche. Nel maggio dello scorso anno, doveroso rinfrescare i fatti, la Guardia di Finanza aveva eseguito un maxi sequestro di denaro e altri beni, anche immobili, per 43,7 milioni di euro. Il tutto nell’ambito di un’inchiesta per autoriciclaggio e reimpiego di capitali di provenienza illecita che vedeva indagati i due imprenditori vignolesi. Secondo gli investigatori i Pianesani avevano a disposizione ingentissime risorse finanziarie frutto di sistematiche evasioni fiscali e appropriazioni indebite ai danni di una società da loro controllata. Dei giorni scorsi la notizia dell’archiviazione che ha dunque cancellato un periodo davvero complicato per un gruppo che comprende alcune aziende molto vicine al nostro territorio. Tra queste Ilip e Mp3 che lavorano materiale plastico nel Comune di Valsamoggia, ma che possono contare su diversi lavoratori provenienti dal territorio modenese. «Circa il 50 per cento»: come conferma Riccardo Pianesani. «Sicuramente abbiamo ritrovato la serenità - continua - la nostra operazione, quella legata all’aumento di capitale, era studiata per dare ulteriore solidità alle aziende che compongono il gruppo. Abbiamo deciso di farlo in un momento comunque delicato per tutto il nostro settore». La galassia Ilpa, come detto, si occupa prevalentemente di plastica: «L’attività mediatica contro il mondo della plastica è sotto gli occhi di tutti. Ci siamo trovati a scontrarci anche con alcune azioni normative che inevitabilmente hanno modificato i nostri orizzonti. Insomma una sorta di “fuoco incrociato”. In mezzo a questa situazione bisognava dare solidità ad un gruppo che dà lavoro a 650 dipendenti. Da qui è nata la nostra operazione e l’aumento di capitale». La stessa che è finita sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti e che ha portato al pesante sequestro poi annullato nel giro di poco tempo. «La parte business - continua Riccardo Pianesani - non ne ha risentito in modo particolare, discorso completamente diverso per quanto riguarda il mondo finanziario. Una situazione del genere non ha di certo aiutato, giusto per usare un eufemismo, il rapporto con le banche. Come detto, però, è arrivata l’attesa parola fine. Gli ostacoli, anche dettati dal virus, non mancano, ma allo stesso tempo c’è la giusta serenità per guardare al futuro delle nostre aziende con interventi mirati e necessari per affrontare il nuovo mercato». Che come ricordato dallo stesso Pianesani deve fare i conti anche con la pandemia e con un modo di vivere differente: «Una recente normativa europea, per esempio, andrà a vietare l’utilizzo dei piatti di plastica che fanno parte delle nostre produzioni. Attendiamo indicazioni anche dal Governo italiano per poi muoverci di conseguenza a livello imprenditoriale. Ora, come dicevo, potremo farlo con uno spirito completamente diverso rispetto a poco tempo fa». —

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