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«Corinaldo, banda modenese dello spray: condannateli tutti, non sono pentiti»

F.D.
«Corinaldo, banda modenese dello spray: condannateli tutti, non sono pentiti»

Pesanti richieste della Procura per i giovani della banda dello spray: si va dai 16 ai 18 anni a seconda dei colpi contestati

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ANCONA Tutti da condannare, tutti colpevoli per la strage della notte del 7 dicembre nella discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo. Le richieste dei pubblici ministeri Valentina Bavai e Paolo Gubinelli sono state pesantissime per la banda dello spray, composta da sei giovani modenesi tutti accusati di omicidio preterintenzionale, associazione a delinquere finalizzata a furti e rapine, lesioni personali anche gravi, singoli episodi di furti e rapine commessi in vari locali notturni di tutta Italia. Il gruppo è stato considerato uno solo e non tre bande distinte che non avevano collegamenti diretti. I magistrati lo hanno voluto ribadire in fase di discussione, rimarcando le evidenze emerse attraverso le intercettazioni. Secondo l’accusa i sei imputati hanno medesime responsabilità in quella nottata in cui morirono cinque adolescenti e una mamma, arrivati nel locale per assistere ad un dj set di Sfera Ebbasta.

Dopo una requisitoria di sei ore, nel processo con rito abbreviato davanti al giudice Paola Moscaroli, la Procura ha chiesto condanne dai 16 ai 18 anni, già decurtate di un terzo della pena. Diciotto anni sono stati chiesti per Ugo Di Puorto, considerato il boss della banda e colui che avrebbe premuto il tasto della bomboletta spray urticante in discoteca (anche se sul caso specifico le versioni sono discoranti), 18 anni chiesti anche per Raffaele Mormone, 17 anni, 3 mesi e 10 giorni per Andrea Cavallari, 16 anni e 10 mesi per Moez Akari, 16 anni e 7 mesi per Souhaib Haddada, e 16 anni e un mese per Badr Amouiyah. Le diverse pene sono conteggiate non tanto in base alle singole responsabilità nella notte di Corinaldo, quanto piuttosto ai vari capi di imputazione per i reati “minori” ossia il numero di furti e rapine commesse in tutta Italia.

«Erano una banda organizzata - hanno detto i magistrati - operavano insieme e sono tutti corresponsabili di quanto è successo quella notte a Corinaldo. Questi giovani non solo si frequentavano assiduamente - è la teoria di Gubinelli - ma avevano messo in piedi una vera e propria organizzazione dedita ai furti con strappo all'interno dei locali notturni».

«Erano tutti d’accordo, nessuno di loro era inconsapevole - ha ribadito la dottoressa Bavai - La gravità della pene richieste è giustificata non solo dal comportamento antecedente e di quella sera a Corinaldo, ma anche da quello successivo». La Procura ha infatti venir meno le attenuanti generiche: i sei che avrebbero agito con lo stesso modus operandi a più riprese e “non hanno mai mostrato segni di pentimento”.

Si tornerà in aula il 16 luglio alle ore 10. In quell’occasione saranno gli avvocati difensori Pier Francesco Rossi (Di Puorto e Mormone), Gianluca Scalera e Francesco Muzzioli (Cavallari), Giampaolo Ronsisvalle (Haddada) e Alessandro Cristofori ( Badr Amouiyah) a tentare di alleggerire le posizioni dei loro assistiti, che ieri erano tutti in aula e hanno assistito impassibili alle quasi sei ore di arringa. L’ultimo atto del processo dovrebbe essere il 30 luglio con eventuali repliche di pm e parti civili e lettura della sentenza. —

F.D.
 

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