È atteso in tribunale ma è morto nella rivolta in carcere
Ieri mattina, assistito dall’avvocato Elisa Mantovani, era atteso in tribunale. Ma in udienza, davanti al giudice Andrea Scarpa, lui non ci poteva essere: è infatti morto durante la rivolta nel carcere di Sant’Anna.
Ci sono stati frangenti di leggero imbarazzo durante l’udienza preliminare nella quale sarebbe dovuto comparire un giovane tunisino, già detenuto per altre vicende. Ma al momento di presentare la situazione ed esporre al dottor Scarpa il caso, il pubblico ministero - dottor Pasquale Mazzei - ha consegnato il certificato di morte. Si tratta infatti dell’unico documento indispensabile per confermare una situazione eventualmente risaputa ma che però va ufficializzata.
E gli accertamenti effettuati dalla Procura per rintracciare l’imputato - doveva rispondere di un reato di limitata gravità - hanno portato gli inquirenti fino in carcere per sbrigare le pratiche burocratiche connesse all’udienza. È stato in quel frangente che si è appurata la situazione. L’imputato atteso ieri in tribunale è infatti tra i nove deceduti della rivolta dell’8 marzo sulla quale sono tuttora in corso indagini. Va infatti ricordato che in procura a Modena sono stati depositati due esposti per presunti maltrattamenti e abusi commessi da agenti della polizia penitenziaria dopo la fine della sommossa che aveva coinvolto una parte notevole dei 400 detenuti di Sant’Anna. In quella drammatica giornata - sulla quale non è ancora stata fatta del tutto chiarezza - venne saccheggiata l’infermeria e furono diversi i detenuti che assunsero metadone e farmaci vari. Secondo le prime relazioni e gli esami autoptici diversi dei deceduti morirono proprio per un mix considerato letale. Ma nel frattempo i pubblici ministeri Francesca Graziano e Lucia De Santis stanno approfondendo i comportamenti della polizia penitenziaria e indagando su eventuali violenze sui carcerati. —
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