Gazzetta di Modena

Modena

il nuovo direttore dell’azienda ospedaliero universitaria 

«Una sanità unita per il bene del paziente»

Giovanni Balugani
«Una sanità unita per il bene del paziente»

Vagnini: «Policlinico e Baggiovara sono ospedali di alto livello, ma devono essere strutture aperte verso l’esterno» 

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Il tono della voce lascia intendere ancor più delle parole quale sia la gioia nel tornare a Modena. Sotto la Ghirlandina è tornato tante volte per stare con la sua famiglia che qui vive, ma questa volta il suo ritorno è definitivo anche in ambito lavorativo. Claudio Vagnini, da direttore dell’Ausl di Ferrara è stato nominato al vertice dell’Azienda ospedaliero universitaria di Modena, leggasi Policlinico e Baggiovara: «Per me è come tornare in famiglia anche per quanto concerne il lavoro – racconta Vagnini - nel vero senso della parola. Conosco molto bene il direttore dell’Ausl Antonio Brambilla, con cui ho svolto diversi master, così come Silvana Borsari, direttore sanitario Ausl, che ha fatto nascere mio figlio. E devo dire che anche la mia famiglia, quella vera, era felicissima che io tornassi a Modena».

Direttore Vagnini, cosa ha pensato quando ha saputo della nomina?

«Mi sono emozionato per l’incarico, torno in quel Policlinico che mi ha visto crescere come studente. La mia storia è cominciata lì 44 anni fa. Sono felice, una soddisfazione che non mi aspettavo e non posso che ringraziare chi ha creduto in me, quindi il sindaco Gian Carlo Muzzarelli, il presidente Stefano Bonaccini e il rettore di Unimore Carlo Adolfo Porro».

Lei ha già lavorato nelle aziende sanitarie modenesi, che ricordi ha conservato?

«Nel corso della mia esperienza modenese, tra gli altri incarichi, sono stato impegnato nel percorso di unificazione dei due ospedali, il Policlinico e Baggiovara. È un aspetto che ho bene in mente e che mi interessa ancora profondamente. Devo dire che mi piacerebbe poter lavorare con i professionisti di tutti e due gli stabilimenti per mandare avanti processi comuni. Capisco che sia difficile, perché vi sono punti di partenza differenti. Tuttavia sono passati un po’ di anni e mi auguro che certi angoli siano ormai smussati. Vorrei che i professionisti di entrambi gli ospedali avessero gli stessi diritti e doveri».

Quali le sfide sanitarie che attendono il sistema pubblico nell’era post-Covid?

«Sì, è vero che siamo in un momento successivo a quello emergenziale per quanto concerne la pandemia, ma io preferisco essere molto cauto in questa fase. Vorrei evitare una recrudescenza del virus che ci farebbe “prenotare” un autunno difficile. Attenzione, io sono convinto che saremmo in grado di fronteggiarlo, ma sarebbe una situazione complessa. Ecco spererei davvero che non succedesse, altrimenti avremmo da affrontare un bel problema. Perché noi abbiamo bisogno di rimettere in moto il sistema e le prime fasi dal mio arrivo mi serviranno per guardarmi attorno e capire quale sia la situazione. La necessità è far ripartire la specialistica, la chirurgia e i ricoveri che erano programmati in precedenza».

Ampliando il panorama a scenari a medio e lungo termine, quale sarà il compito degli ospedali nel futuro?

«È importante garantire agli ospedali un ruolo che sia molto differente dalla medicina primaria e anche dagli interventi primari. Questi ultimi sono da dedicarsi ai luoghi di cura che hanno dimensioni minori rispetto al Policlinico e Baggiovara. Le due principali strutture modenesi devono avere un livello alto e credo vadano specializzate per farle rendere al meglio. In sostanza gli ospedali devono lavorare su un livello diverso dall’assistenza territoriale ed evitare di occuparsi di ambiti che non sono di loro competenza. Vorrei, durante il mio mandato, la massima sinergia».

Cosa intende?

«Io ho un desiderio e non so se è condiviso da tutti, ma a cui tengo molto: vorrei che gli ospedali fossero strutture aperte, in cui la comunicazione con l’esterno sia diretta e con i professionisti che escano dagli ospedali. Vorrei che la sanità fosse unita, senza divisioni e muraglie. Il che consentirebbe ad esempio di dimettere i pazienti in maniera adeguata, lavorando al fianco dei servizi sociali per garantire ai cittadini una assistenza a 360 gradi. Possiamo fare tanto per le persone, per i nostri pazienti se tutti ci impegniamo nel lavorare insieme per l’assistenza. Ecco - conclude Vagnini - questo è il mio obiettivo principale». —





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