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con magnani e roda 

L’omaggio di Tomba al grande Colò

d.m.
L’omaggio di Tomba al grande Colò

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Prestigioso trio emiliano in terra toscana ieri all’Abetone per onorare il suo figlio più illustre nel centenario dalla sua nascita. Sentito tributo allo straordinario e indimenticabile talento sugli sci di Zeno Colò da parte del sestolese Luciano Magnani (presidente onorario del Collegio nazionale Maestri di sci) e dei bolognesi Flavio Roda (presidente Fisi) e il sempre campione Alberto Tomba, quarto sciatore più forte di sempre con 50 vittorie in Coppa del Mondo. Particolarmente speciale la presenza di Albertone, che ha avuto parole di grande ammirazione per un uomo come Colò (nativo di Cutigliano) che, nell'Italia povera del dopoguerra, seppe vincere tre ori mondiali e uno olimpico diventando il simbolo di una nazione. Finché nel 1954 non venne squalificato dalla Fisi per aver legato il suo nome a una marca di scarponi. Cosa che fa sorridere oggi, dove le sponsorizzazioni sono più che bene accette, ma che allora mise fine alla sua carriera agonistica internazionale. Tomba ha ricordato con affetto l'incontro che ebbe nel 1988 a casa di Colò, che gli regalò gli sci di legno con cui aveva trionfato ai Mondiali di Aspen del 1950, in una sorta di passaggio di testimone. Tantissime le richieste di autografi e selfie: Tomba è sempre “la bomba” nel cuore dei tifosi, e dunque azzeccatissimo testimonial oggi della Regione nella campagna promozionale dell'Appennino verde e bianco. Da parte sua Roda ha espresso rammarico per la scelta compiuta nel 1954 dalla Fisi: «I regolamenti non sono un monolite, cambiano nel tempo - ha osservato - un campione come Colò andava tutelato di più». Cuore dell'evento la messa celebrata alle 11.30 nel grande spiazzo in fondo all'ovovia, che ha permesso la presenza di tante persone nel rispetto del distanziamento e delle nome anti virus.

«È stata bella emozione per me - sottolinea Magnani - da piccolo sono rimasto subito conquistato dalle gesta di Colò tramite i racconti dell'amico Gaetano Coppi, altro abetonese doc nonché presidente Fisi per quattro anni. Sono state imprese che hanno fatto conoscere l'Appennino al pubblico internazionale che pensava che in Italia ci fossero solo le Alpi. Quando sono diventato maestro di sci la stazione dell'Abetone col suo sviluppo era un miraggio per il Cimone. Ma poi abbiamo saputo ispirarci per fare cose grandi». —

d.m.

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