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Modena “Il giro del mondo in 80 metri quadrati” I viaggi del lockdown di quattro amici

CARLO GREGORI
Modena “Il giro del mondo in 80 metri quadrati” I viaggi del lockdown di quattro amici

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MODENA Sabato 14 marzo: il Covid dilagante spinge le autorità a chiudere gli italiani in casa. Un medico modenese ne approfitta per sistemare le cose di casa finché, rovistando nei cassetti, spunta una vecchia maglietta con la scritta “Val Gardena”. Poco dopo gli cade l’occhio su un vecchio paio di sci in casa: sono quelli che usava suo padre.

L’autostrada è deserta, l’idea di un weekend è un sogno ma si può viaggiare con la mente. All’inizio del lockdown nasce così, per puro scherzo, l’idea di immaginarsi altrove, in questo caso sulle Alpi. Vestito da sciatore d’altri tempi imbracciando un paio di sci. La foto fa il resto. L’immagine postata sui social piace e diverte; poco dopo si aggregano altri amici.

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Si contattano , stabiliscono una foto a tema e fissano la data per postarla nel fine settimana. Nasceranno così ben 23 destinazioni. Tutte all’insegna del “Giro del mondo in 80 giorni”. Ma il capolavoro di Jules Verne dovrà adattarsi alle esigenze dell’epidemia.

E così la serie di foto si chiamerà “Giro del mondo in 80 mq”. Ora questa esperienza originale e divertente sta diventando un libro, come spiega il suo ideatore, il medico Massimo Baraldi, vicepresidente dell’associazione culturale Consorzio Creativo: «Inizialmente pensavo di postare le mie storie ma poi si sono aggiunti gli altri amici dando vita a una crescita di foto ed esperienze.

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Ognuno di noi è rimasto a casa sua da diversi luoghi: due a Modena, io e il dottor Alessandro Vecchi col figlio Massimiliano, un’amica da Catania, Alessandra Ferrari, e a Los Angeles Bonnie Barnes, Joanne Cox Barger e Shannon Barger. Eravamo tutti d’accordo sul fatto che a metà settimana avremmo deciso un tema fisso intorno al quale creare una storia ispirandosi al giro del mondo come Phileas Fogg ma stando negli 80 mq di un appartamento. Alla fine abbiamo messo assieme 160 pagine di foto e testi».

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L’evasione dalla casa-prigione del lockdown si è sviluppata un po’ alla volta. Se la prima gita è stata in Val Gardena, la gara a chi postava le foto più divertenti o aderenti alla meta scelta ha portato davvero ovunque per il mondo: Cervia in ciabatte, braghette e giornale sotto il braccio in cerca di una sdraio e di una piadina; Leiden in Olanda tra bici, mulini e tulipani; in sari col thé in mano durante una sosta in Sri Lanka; in abito da esploratore ai tropici per una puntata a Papua Nuova Guinea e poi ancora i vapori dell’Islanda, nei panni di un “mariachi” con chitarra e sombrero in Messico, da pittore parigino come se ne incontrano sulle scalinate di Montmartre, ballerino russo con vodka e colbacco o vestito da vecchio “tovarish” sovietico infatuato di Putin.

E poi via verso l’Antartide su una slitta tirata dai cagnolini di pezza dei figli, alle Maldive in versione casalinga, a Venice Beach sugli skate e radiolona sula spalla oppure da freakettoni da spiaggia. Senza dimenticare lo speleologo nelle grotte di Postumia, il cinese, la Spagna di Pamplona, la Scozia, la Grecia e così via. Se Phileas Fogg aveva stretti limiti di tempo, i quattro viaggiatori in lockdown avevano limiti stretti di spazio. Che però sono presto diventati uno stimolo per superare le difficoltà e ingegnarsi. Nel libro, ad ogni foto è accompagnata la didascalia che il singolo viaggiatore dei quattro ha compilato per spiegare il senso di questa meta e a volte come è stata allestita tra le mura di casa. Con risultati divertenti.

Quei settanta giorni sono stato insomma l’occasione per riordinare la casa e soprattutto convivere coi familiari questa avventura fotografica: negli scatti sono coinvolti anche figli e mogli (o compagni e mariti) che quindi non si vedono mai che sono di fatto i registi delle singole foto di posa. —
 

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