Gazzetta di Modena

Modena

I Campanilismi a tavola 

Un monumento al cappelletto a Rubiera E Castelfranco ironizza: «Arrivate tardi»

Evaristo Sparvieri
Un monumento al cappelletto a Rubiera E Castelfranco ironizza: «Arrivate tardi»

Il sindaco reggiano Cavallaro lancia il progetto di una statua. Gargano: «Il primato è nostro. Ci toccherà fare la disfida...»

4 MINUTI DI LETTURA





«A questo punto prima o poi ci toccherà fare una disfida». La prende fra il serio e il faceto, pur consapevole che nella storia emiliana non c’è argomento più suscettibile di rivalità e campanilismi come la tradizione gastronomica. E la mette sul piano del politically correct, non riuscendo tuttavia a nascondere quel vanto che storia, tradizione e leggenda riconoscono al suo Comune, patria riconosciuta del tortellino, al quale proprio a Castelfranco Emilia è stato dedicato già un monumento.

Così Giovanni Gargano, sindaco di Castelfranco Emilia, commenta l’annuncio del sindaco di Rubiera, Emanuele Cavallaro, di voler erigere un monumento al cappelletto reggiano, in una rotatoria all’ingresso del paese, a due passi dal confine modenese: una sorta di ironica provocazione, dettata nello stesso tempo dalla volontà di conferire a Rubiera una precisa identità gastronomica reggiana, lungo quella via Emilia che sempre più si contraddistingue come terra dei sapori inserita in un contesto turistico che fa della Food Valley una delle eccellenze emiliano-romagnole.

Di qua cappelletto, di là tortellino. È questo di fatto il significato del progetto di Cavallaro, quasi a voler rimarcare il territorio, ma replicando quanto già avvenuto nella parte specularmente opposta della provincia modenese, dove proprio Castelfranco Emilia – a due passi da Bologna – è riuscita a raggiungere il primato di essere riconosciuta all’unanimità patria del tortellino, piatto di cui modenesi e bolognesi considerano il cappelletto reggiano poco più di una variante. Gustosa, prelibata ed eccellente. Ma comunque una variante.

Un tempo territorio bolognese e ora modenese, a Castelfranco Emilia è già presente un monumento al tortellino. È quello inaugurato nel 2006 in piazza Aldo Moro, realizzato dall’artista pavullese Giovanni Ferrari per volere del Comune e dell’associazione “La San Nicola” (che ogni anno organizza l’ormai irrinunciabile sagra del Tortellino, con una rievocazione in costume che rinnova la leggenda), con lo storico supporto della Dotta Confraternita del Tortellino di Bologna. Un monumento che raffigura la famosa leggenda della genesi del tortellino celebrata dal poeta Alessandro Tassoni e da Giuseppe Ceri, ritraendo quando nell’Osteria “Corona” di Castelfranco l’oste – spiando dal buco della serratura le fattezze di una sua ospite identificata nella versione mitologica in Venere – rimase colpito dalla sensualità del suo ombelico e, imitandone le forme, apprese l’arte di fare il tortellino.

Non solo, all’ingresso del Comune, lungo la via Emilia verso Bologna e verso Modena, sono presenti rotatorie con ulteriori celebrazioni al tortellino, diventato emblema di un brand – Castelfranco l’Emilia Ripiena (con la seconda “a” proprio a forma di tortellino) – che sembra aver messo d’accordo Modena e Bologna, all’insegna di una promozione turistica delle proprie peculiarità territoriali, celebrate anche dalla guida turistica Lonely Planet, la bibbia del turismo mondiale. Un emblema disseminato dappertutto a Castelfranco. E finito, non senza polemiche, anche nello stemma ufficiale della polizia locale.

«Al di là di ogni sfottò campanilistico – commenta il sindaco Gargano – credo di non poter non rivendicare che il territorio che ha dato avvio a questa gemmazione sia Castelfranco Emilia. Rivendico la titolarità».

Per il sindaco di Castelfranco, tuttavia, «la cosa più importante sta nel fatto che un prodotto straordinario come il tortellino, che ha piccole variazioni e personalizzazioni anche in ogni famiglia, non è solo un alimento, ma un modo di vivere che rappresenta al meglio l’essere emiliano. Forse Rubiera arriva con quarant’anni di ritardo, ma immagino che siano state fatte valutazioni e considerazioni sul progetto. Di certo il tortellino è targato Castelfranco Emilia. E su questo non ci piove: un prodotto che nasce fra Modena e Bologna».

E già. Ma se Castelfranco è la patria del tortellino, Rubiera può essere considerata la patria del cappelletto reggiano? «Guardi, io posso dirle che Castelfranco è l’ombelico dell’Emilia-Romagna, quel trattino che unisce Modena e Bologna. È la Teano del tortellino, un piatto che storicamente mette pace fra rivalità. Davanti a un piatto di tortellini, rigorosamente in brodo di cappone, anche con quaranta gradi all’ombra, cade ogni contesa».

E il cappelletto? E Rubiera? «Solo la rotatoria non basta: noi possiamo fare ciò che facciamo perché abbiamo un contenuto e un contenitore. Abbiamo la pasta di riferimento, la radice di fatto è nostra. Poi è importante che ognuno rivendichi le proprie radici, al di là delle differenze territoriali. Così come è importante che tutto ciò che produce attrattività per i nostri territori sia considerato assolutamente utile. Posso comprendere l’operazione di Rubiera a livello di strategia, ma non posso non ricordare che quando si parla di Emilia-Romagna e di Castelfranco si parla soprattutto di tortellino». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google