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Le donne "in rosso": le testimonianze delle lavoratrici che fanno grande l'azienda di Maranello

Le donne "in rosso": le testimonianze delle lavoratrici che fanno grande l'azienda di Maranello

La Ferrari ha riconosciuto ufficialmente la parità di salario tra donne e uomini che svolgono le stesse mansioni: un requisito che sembra scontato, ma non in Italia. Abbiamo raccolto le testimonianza delle donne che lavorano nell'azienda di Maranello. Ecco cosa ci hanno raccontato 

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«Ferrari vuole valorizzare il meglio di ognuno. Integrare e rispettare le differenze, quelle di genere ad esempio, dà qualcosina di più». Simona Curci, 42 anni, da cinque lavora all'interno della Ferrari nel settore Risorse umane, occupandosi con ruoli di vertice di politiche, processi e metodi per facilitare il lavoro delle persone e valorizzarne le esperienze. È lei che ha seguito per circa un anno il lavoro di PwC e che ha portato al riconoscimento della certificazione Equal Salary. «È una grande soddisfazione - spiega Curci - Al di là del sancire che le donne in Ferrari ottengano la stessa retribuzione degli uomini a parità di qualifiche e mansioni, significa anche che il sistema interno di valorizzazione delle risorse umane è equo e meritocratico, riconosce i talenti e le professionalità».
 
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Ferrari vuole dire tecnica, ingegneria, specializzazioni che di solito si attribuiscono agli uomini, per cultura e tradizione: per un'impresa leader mondiale come Ferrari il genere però non è più uno sbarramento invalicabile.«Ferrari ti spinge a dare il meglio e la passione qui fa in modo che un sogno possa diventare realtà». Torinese, quando ha iniziato a lavorare a Maranello ha deciso di comune accordo con il marito di trasferire la famiglia. E il coniuge ha "sposato il progetto" dimettendosi dal suo impiego. «Una scelta forse atipica; di solito succede il contrario, è la moglie che lascia il lavoro per seguire il marito». Nel privato Curci, laureata in Psicologia del lavoro e delle organizzazioni all'Università di Torino, ha avviato una attività di consulenza e supporto proprio alle donne che attraversano difficoltà nel mondo del lavoro.
 
 
L'automobile è declinata al femminile, lo sancì definitivamente Gabriele d'Annunzio cent'anni fa. La Ferrari, che da un certo punto di vista è la quintessenza dell'automobile, è donna anch'essa e sempre di più. Lo dicono i dati sulla crescente componente femminile tra i dipendenti della Casa del Cavallino, lo confermano le parole di chi qui lavora. Ad esempio Marianna Sarti, 47 anni, ferrarese di nascita, dal 2001 di casa tra le "Rosse". Passione, orgoglio, sogno: parlando con le donne che lavorano in via Abetone Superiore ritornano spesso le stesse parole.«Lavorare qui è fonte di soddisfazione personale e significa anche avere un denominatore comune con coloro che sono al tuo fianco, la possibilità di andare oltre, anche alle proprie ambizioni. Sappiamo di essere - dice - l'anima di un'azienda che ha obiettivi e aspettative alti, un'impresa il cui fondatore, Enzo Ferrari, diceva "se lo puoi sognare, lo puoi fare"».
 
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Sarti è da un paio d'anni responsabile marketing Ferrari per Europa ed Africa.«Le nostre auto sono icone senza tempo e vogliamo far provare ai clienti un'esperienza unica, su pista e su strada - continua - Ovviamente il mio lavoro mi mette in contatto con tanti Paesi culturalmente diversi e dove la questione della parità di genere è affrontata in modo differente. Così come era affrontata in passato in modo diverso anche da noi. Le cose però si evolvono. La certificazione che Ferrari ha ottenuto è certamente un motivo in più per varcare i cancelli di Maranello e sentirsi parte di una grande famiglia». E di un'azienda che si pone come punto di riferimento non solo per le prestazioni delle sue auto o i trofei vinti in pista. 
 
 
Giuseppina spedisce in treno le Ferrari in Giappone. Caliandro, 49 anni, a Maranello si occupa (ora in smart working) delle vetture di serie all'inizio e alla fine del loro percorso. Da tutto il mondo raccoglie gli ordini delle auto che sono state vendute e poi si occupa di fatturarle e distribuirle per il globo. Si destreggia tra bisarche, navi, aerei, ultimamente anche treni.
 
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Questi ultimi stanno diventando sempre più importanti per Maranello; più veloci della nave (20 giorni di viaggio invece che 40-45), ma soprattutto più sostenibili dal punto di vista ambientale. «La certificazione per me è stata una gioia; attenzione una gioia, non un sollievo».Entrata in azienda nel 2003 con un contratto interinale Giuseppina, arrivata dalla brindisina Ceglie Messapica e dopo quattro anni di studi di Economia e Commercio a Bari, ha fatto una lunga e graduale gavetta. Con grandi soddisfazioni, fino a diventare oggi responsabile di una struttura che conta dieci persone, equamente divise tra donne e uomini.
 
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Si occupa anche della cerimonia che si tiene quando il cliente arriva a Maranello per ritirare la sua vettura. «Non ho statistiche sotto mano ma negli ultimi anni ho notato che le donne che comprano le Ferrari sono sempre più frequenti. Il senso di appartenenza che ti dà il fatto di lavorare qui - conclude - adesso ha un elemento in più per connotarsi. E non dipende dall'essere uomo o donna, l'identità è soprattutto emozionale». La passione non è una maglietta da indossare, Giuseppina ci fa capire che questa è dentro di lei, ricordando quando era piccola in Puglia e in casa si faceva silenzio perché c'era il Gran Premio in tv.
 
 
Responsabile delle certificazioni e delle normative che regolano un settore. La qualifica di Elisa Cavicchioli all'interno della Ferrari potrebbe sembrare nebulosa ma è decisamente strategica: Cavicchioli, modenese, 40 anni, da otto anni studia come cambiano le regole in ogni Stato del mondo dove si vendono le "Rosse". Per capire non solo se e come le Ferrari possono essere immesse sul mercato ma soprattutto quali direzioni la politica e le istituzioni stanno prendendo, ad esempio per contrastare il cambiamento climatico con norme più stringenti. E insieme alla direzione tecnica può delineare come progettare e costruire le Ferrari del futuro. In Ferrari dal 2005, subito dopo la laurea in Ingegneria gestionale, Cavicchioli è come tanti costretta da qualche mese a lavorare prevalentemente da casa in smart working.
 
Stop ai viaggi in Cina e negli Stati Uniti una o due volte l'anno, a Bruxelles una volta la settimana, per intavolare trattative e fare opera di lobbying. «Come donna devo dire che non ho percepito, in un mondo prettamente maschile come quello in cui lavoro, situazioni discriminanti. In Cina ci sono tante donne a certi livelli, è una realtà più aperta di ciò che si crede; in Arabia Saudita le cose sono diverse ma per noi questo è un mercato di nicchia. Il mondo è fatto di realtà molto differenti. Quando ho visto questa mattina la comunicazione del presidente Camilleri - spiega - mi sono sentita ancora una volta orgogliosa di lavorare qui, anche se sinceramente non mi ero mai posta il problema: la parità di genere a livello retributivo per me era naturale che alla Ferrari fosse una realtà».
 
 
Sara Felicita De Vizia Leone, 24 anni, è nata ad Avellino, e lavora al Montaggio Vetture 8 cilindri. «Sono entrata in Ferrari quando avevo 20 anni, dopo aver superato un colloquio ad Avellino. Avevo già maturato l'idea di lasciare la mia città, dove la disoccupazione è purtroppo alta e molte miei coetanei non hanno prospettive. Capisco ora di aver fatto la scelta giusta e mi reputo fortunata. Mi sono diplomata -spiega - in un istituto professionale nell'ambito moda, ma sono sempre stata appassionata di Ferrari. Non avrei mai pensato che un giorno le avrei costruite. Chi non conosce questa azienda, chi la giudicasse superficialmente da fuori, potrebbe pensare che non sia un posto ideale per una ragazza, ma non è così».
 
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Sara si è trasferita senza saper nulla di motori, auto, meccanica. «Sono partita da zero grazie a una formazione sul campo e agli insegnamenti dei miei colleghi, che mi hanno permesso di diventare da circa un anno una "fuori linea". In altre parole, sono di supporto ai conduttori dei reparti - continua - dove vengono assemblate e dove nascono le vetture. Non sono la sola ragazza, sulla mia linea siamo in cinque. La cosa che più mi ha appagato è vedere come l'azienda abbia investito su di me, senza fare differenze perché sono una donna. Le amiche sono curiose del lavoro che faccio e mi chiedono se mi trovo a mio agio. La verità è che non ho mai percepito una disparità, anzi l'ambiente in cui lavoro e la relazione con i miei colleghi è una delle cose che mi gratificano di più. Si è creato un legame incredibile e sento - conclude - di poter chiedere ai miei colleghi l'aiuto e i consigli necessari». 
 
 
 
Maria Mendoza, 45 anni, è Responsabile qualità della Scuderia Ferrari. «Sin da giovane sono stata affascinata dalla scienza e nella mia vita ho avuto la possibilità di lavorare in diversi settori - dall'Information Technology all'aerospaziale fino all'automotive - e di viaggiare in tutto il mondo venendo a contatto con aziende e organizzazioni diverse e conoscendone a fondo i loro processi produttivi. Il colpo di fulmine per i motori, macchine tanto complesse quanto affascinanti, l'ho avuto in Fca. Così quando è nata l'opportunità di venire a lavorare a Maranello - spiega - non ho esitato nemmeno a lasciare la mia famiglia a Torino per affrontare una nuova sfida, proprio lì dove c'è l'eccellenza del motorismo automobilistico.
 
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Più che motori qui si progettano e realizzano dei veri e propri gioielli ma la forza dell'azienda sono le persone: ne sono l'anima e si sente l'orgoglio di lavorare per il brand più forte al mondo. Questo ti dà una motivazione in più, ti porta a dare il meglio e dimostrare così cosa davvero significa #essereFerrari». Il momento più difficile in Ferrari, dice Maria, è stato anche il più emozionante: «A Hockenheim 2019, al mio debutto in pista, Vettel ebbe un problema di affidabilità in qualifica che lo costrinse a partire dal fondo. Come responsabile della qualità, insieme ai miei colleghi, si doveva capire che cosa fosse successo e poi fare in modo che non si ripetesse il giorno dopo. Riuscimmo a venirne a capo ed è stato importante per me vivere una situazione del genere in pista. In gara Sebastian diede spettacolo, rimontando fino al secondo posto: vedere la sua gioia fu un'emozione incredibile che porterò sempre con me».
 
 

 

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