Maranello. La Ferrari per gli stipendi diventa “rosa”
Riconosciuta la parità di retribuzione fra donne e uomini. Antoniazzi: «Serve un nuovo “appeal” per il pubblico femminile»
MODENA Parità di retribuzione, politica retributiva equa sia all’interno di un’azienda sia rispetto all’esterno. Sono temi molto sentiti dai lavoratori e noti a chiunque si occupi di gestione delle risorse umane. E non sempre le aziende di eccellenza o leader di settore sanno essere ineccepibili anche sul piano delle politiche retributive. Il problema è stato portato ieri all’attenzione dei mezzi d’informazione dalla notizia che riguarda l’azienda Ferrari: a Maranello è stata riconosciuta la certificazione “Equal Salary” per la parità di retribuzione tra donne e uomini con le stesse qualifiche e mansioni.
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Ferrari è la prima società italiana capace di ottenere questa certificazione, che viene assegnata dalla Fondazione svizzera Equal Salary al termine di un processo di studio della realtà aziendale che nel caso specifico è durato otto mesi ed è stato effettuato dalla società di revisione PwC secondo una metodologia riconosciuta dalla Ue. Il processo di certificazione prevede una dettagliata analisi statistica dei livelli retributivi, da cui è emerso che la società di Maranello si posiziona fra le aziende europee che hanno eliminato con successo il divario retributivo di genere.
È stato anche effettuato uno studio delle politiche di gestione e sviluppo delle risorse umane: ai dipendenti è stato chiesto di completare in forma anonima dei sondaggi e di partecipare a interviste individuali e a riunioni di gruppo sulla loro percezione della cultura e dell’impegno aziendale in tema di inclusione e diversità. Dal 2016 al 2019 le dipendenti hanno raggiunto le 600 unità e sono aumentate dall’11,5% a oltre il 14% dei 4.285 lavoratori complessivi assumendo progressivamente maggiori responsabilità e ruoli crescenti.
L’ad Louis Camilleri commenta la notizia con queste parole: «Una pietra miliare importante nel percorso verso il miglioramento continuo del nostro posizionamento e delle nostre azioni per un ambiente di lavoro inclusivo e rispettoso delle differenze.
La parità retributiva e di opportunità non riguarda solo un principio di equità». Michele Antoniazzi, responsabile delle risorse umane di Ferrari, sottolinea la soddisfazione per questo riconoscimento ma precisa immediatamente che non è un traguardo: «È solo un primo passo e una conferma del fatto che siamo sulla strada giusta. Sono quattro anni, dal 2016, che stiamo lavorando sull’eguaglianza dei salari sia misurando la pesatura delle diverse posizioni sia per equalizzare le retribuzioni rispetto ai competitor. Ma vorrei chiarire che non è che ci siano delle percentuali da raggiungere, si tratta di un processo esclusivamente meritocratico.
Se devo assumere cento persone, indipendentemente dal ruolo e dal livello, possono essere 98 donne e due uomini, o viceversa, esclusivamente sulla base di criteri di meritocrazia, che in un’azienda come Ferrari è assolutamente prioritaria». In tema di genere femminile Antoniazzi svela uno degli obiettivi strategici di Ferrari: «Il mondo della Formula Uno, il mondo delle vetture sportive e delle Ferrari ha sempre tendenzialmente escluso le donne ma ora la Ferrari deve avere una maggiore capacità di attrazione nei confronti del pubblico femminile. E in questo senso vanno anche superati certi stereotipi sull’attività lavorativa: noi abbiamo ingegneri donne che lavorano bene anche nell’area verniciatura, altre bravissime nella ricerca e sviluppo.
Siamo sempre a caccia di persone capaci e competenti, cerchiamo i migliori e non conta se sono donne o uomini. Non solo: ma se valgono 14 le paghiamo per 14. Da quattro anni si lavora così e questa certificazione, lo ripeto, è solo il primo passo». —
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