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Ambiente, il vescovo schiera le parrocchie «La fraternità ci aiuterà salvare il pianeta»

Ambiente, il vescovo schiera le parrocchie «La fraternità ci aiuterà salvare il pianeta»

Mons. Erio Castellucci ha presentato il suo libro nella Chiesa del Voto 

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L’INCONTRO

La chiesa del Voto è stata la scenografia della presentazione del libro dell’arcivescovo di Modena, e amministratore apostolico di Carpi, don Erio Castellucci ‘La tela sfregiata. La responsabilità dell’uomo nel Creato’.

La serata, promossa per i 20 annidell’agenzia di consulenza e comunicazione mediamo.net e da Modenamoremio, era prevista in piazza XX Settembre ma si è svolta nella suggestiva cornice della chiesa del Voto a causa del maltempo.

E proprio di cornice si è parlato: il vescovo ha messo in evidenza che la tela del Creato e la sua cornice sono deturpate dall’azione dell’uomo che troppo spesso ha avuto e ha, nei confronti della terra, l’approccio di una cava da sfruttare o di una cassa a cui accedere, più che a una casa, una casa comune per l’umanità. Il riferimento è l’enciclica di papa Francesco Laudato Si’, un documento che mette al centro una ecologia integrale, capace di tenere insieme le istanze sociali e quelle ambientali. «San Francesco ha l'audacia di chiamare il sole fratello, un legame non tra soggetto e oggetto, non tra padrone e schiavo, ma di fratellanza: occorre rileggere culturalmente la nostra relazione con la natura, cambiare la nostra mentalità nei confronti del Creato - ha spiegato Castellucci. - Questo significa assumere un compito di custodia, diventare custodi e non padroni, ovvero prendersi cura dell'altro, così anche nella morte c'è qualcosa di bello, qualcosa che salva. È la fraternità - ha ragionato l’arcivescovo - la bellezza che salverà il mondo».

Il vescovo ha anche spiegato che la diocesi sta portando avanti un discorso con alcune parrocchie pilota per fare un passo concreto nei confronti di queste istanze, che sono contenute anche nell’Agenda 2039 delle Nazioni Unite e che sono tradotte dai 17 obiettivi di sviluppo sostenibile. Tutto questo è stato spiegato da Walter Sancassiani di Focus Lab che ha presentato questo progetto ancora in divenire. L’introduzione alla serata era stata di Andrea Cavallini, di mediamo.net, che ha spiegato come l’iniziativa sia stata pensata come un regalo alla città, e poi dal sindaco Gian Calo Muzzarelli che è entrato nel vivo del libro del vescovo: «Questo è un libro pre covid ma è fondamentale leggerlo per le linee post pandemia. Ci deve insegnare come costruire una nuova normalità, ed è una fortuna avere una persona come don Erio che ci stimola alla riflessione e ci dà una guida certa. Sono da ricostruire relazioni, comportamenti e scelte di vita - ha osservato Muzzarelli -. La società del dopo covid è impaurita e indebolita, deve ritornare ad essere più umana e profonda. Scuola, istruzione, educazione sono la nostra priorità, perché i giovani avranno un conto salatissimo da pagare e dobbiamo dargli gli strumenti per affrontare il futuro. Con questo suo lavoro don Erio ci stimola a pensare cosa possiamo fare per la comunità».

È intervenuto anche il presidente della Fondazione di Modena, Paolo Cavicchioli: «Grazie al vescovo per questo lavoro che davvero merita di essere letto e approfondito. Il bene di tutti è il fine delle fondazioni di origine bancaria, realtà che per le comunità di riferimento sono dei punti di prossimità. Nel libro si afferma il primato dell'etica sulla tecnocrazia e sull'antropocentrismo, tutto questo ci invita a conservare il capolavoro della natura».

Il vescovo ha concluso anche con un inevitabile accenno al Covid 19 e al rischio che in questo periodo si allarghi la forbice tra ricchie e poveri alimentando quella cultura dello scarto di cui tanto parla papa Bergoglio: «Faccio solo un esempio. All’inizio della pandemia in Italia mi ha scritto una mail un ragazzo del Ciad che ho conosciuto tre anni fa andando in visita in una diocesi di quel Paese africano insieme a un gruppo del centro missionario. Questo ragazzo, che nel frattempo si è laureato, mi ha scritto che avrebbe pregato per noi e che era vicino all’Italia. Poi ha scritto una frase che per me è stata una coltellata: per noi, diceva, quello che sta succedendo da voi ora è la normalità. Epidemie e malattie sono all’ordine del giorno. Il papa, che viene da lontano e che ha in mente tutta la Chiesa, ci ricorda spesso quanto dobbiamo prenderci veramente cura gli uni degli altri». —

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