Briscola in polisportiva e giornali nei bar: si torna alla normalità
Nuova ordinanza: via libera anche ai viaggi in auto fino a quattro non conviventi Incontro Bonaccini-Tomei: sì al punto nascite di Pavullo e dossier sulla montagna
È probabile che in questo momento abbiate in mano un cornetto caldo e che un caffè fumante stia uscendo goccia dopo goccia dalla macchina alle vostre spalle. Siete in un bar, state leggendo un quotidiano e soprattutto non state infrangendo alcuna regola anti-Covid.
Da oggi, infatti, la Regione ha autorizzato il ritorno di giornali e riviste in condivisione nei bar. È una delle novità dell’ordinanza che ieri pomeriggio il presidente Stefano Bonaccini ha firmato e che entra in vigore da oggi.
Si torna alla normalità (o quasi) anche per carte da gioco e viaggi in auto. È arrivato il via libera alla briscola, alla scala 40, alla scopa e allo scopone: è consentito nuovamente giocare a carte in bar e polisportive, ma seguendo alcune semplici regole, come indossare la mascherina, lavarsi frequentemente le mani e osservare il metro di distanza non solo con i tavoli vicini, ma anche tra i giocatori della stessa partita.
Passi in avanti anche per un aspetto forse poco noto, come i viaggi in automobile tra persone non conviventi. Sempre a partire da oggi, infatti, «è consentito – spiega la Regione – l’utilizzo di automobili e altri mezzi di locomozione tra persone non conviventi, però nei limiti della presenza di due persone per la fila di sedili anteriore e per ciascuna delle file posteriori, con obbligo per tutti i passeggeri di indossare la mascherina». Insomma, quattro amici potranno uscire a cena usando la stessa vettura: mascherina in auto e due davanti e due dietro.
Nella corposa ordinanza è stato dato il via libera anche alle saune (temperatura sempre compresa tra gli 80 e i 90 gradi) e alle vacanze per bambini e ragazzi dai 3 ai 17 anni ospitati nelle comunità.
E a proposito di comunità, in un’altra ordinanza, emanata stavolta in mattinata, la Regione ha autorizzato nuovamente «l’accesso di nuovi ospiti nelle strutture di accoglienza per bambini e ragazzi in difficoltà, gestanti e donne con bambini, con l’obbligo di effettuare il tampone naso-faringeo prima dell’ingresso, e una valutazione clinica preventiva per verificare l’assenza di segni o sintomi di malattia». Inoltre è consentito l’avvio di «attività e interventi educativi rivolti a bambini e ragazzi accolti in comunità o in affidamento semiresidenziale presso famiglie», nonché gli incontri con i genitori e i ritorni a casa. Riapertura anche per i centri famiglia.
Tornando all’ordinanza del pomeriggio, è stato reso noto il protocollo per le fiere, che dal 15 luglio potranno riaprire i battenti. Le misure per congressi ed eventi nei quartieri fieristici emiliano-romagnoli impongono «misure che seguono la logica della precauzione e attuano le prescrizioni del legislatore e le indicazioni delle autorità sanitarie» e andranno adottate sia da organizzatori sia «da ogni singola impresa fornitrice di beni e servizi o espositrice o visitatrice».
Un massiccio lavoro da parte della Regione, che prosegue anche la programmazione del futuro sul piano sanitario. Bonaccini ha incontrato il presidente della Provincia di Modena Gian Domenico Tomei: sul tavolo temi caldi, come la riapertura del centro nascite di Pavullo e l’analisi della situazione sanitaria provinciale.
Si è trattato di un incontro ad ampio respiro, in cui si è parlato delle criticità del territorio geminiano nel post Covid, della ripresa scolastica, di viabilità e infrastrutture. Non va dimenticato che Tomei è anche sindaco di Polinago e profondo conoscitore del territorio montano: quando si parla di Appennino e sanità il pensiero va sempre al centro nascite di Pavullo, ora chiuso. Come in campagna elettorale, il governatore ha ribadito l’impegno per una riapertura. Non solo. Ha chiesto a Tomei un’analisi della situazione sanitaria con particolare attenzione all’erogazione diffusa dei servizi alla persona nell’area collinare e montana della provincia. Passi importanti per la programmazione di un futuro in cui gli enti vogliono farsi trovare pronti a qualsiasi evenienza. La programmazione è fondamentale, anche da un punto di vista economico vista la mazzata finanziaria che il Covid ha inflitto all’Italia.
L’Anac ha reso noto alcuni dati su base regionale per l’acquisto di dispositivi medici nei primi quattro mesi dell’anno. Gli enti dell’Emilia Romagna hanno speso circa 96 milioni: 33 per mascherine, 6,7 per guanti, camici e visiere, 12,7 per tamponi e test, 9 per ventilatori e ossigenoterapia, 0,9 per disinfettanti e 34 milioni per spese mediche differenti da ventilatori. —
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