Gazzetta di Modena

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«Parità di salari? Le donne lavorano 66 giorni all’anno gratuitamente»

Stefano Turcato

La Ferrari è un’eccezione: la prof. Addabbo di Unimore  studia e misura le differenze di genere negli stipendi

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Stefano Turcato

La Certificazione “Equal salary” ottenuta dall’azienda Ferrari di Maranello per la riconosciuta «parità di retribuzione tra donne e uomini con le stesse qualifiche e mansioni» ha suscitato commenti soddisfatti da parte del presidente regionale Stefano Bonaccini e del sindacato Cisl ma il fatto stesso che faccia notizia, per una realtà che oggi dovrebbe essere scontata, induce ad approfondire il tema. In primo luogo per spiegare perchè, nonostante ovviamente non sia scritto da nessuna parte che una differenza salariale tra uomo e donna - a parità di mansioni, responsabilità e anzianità - possa avere un senso, nei fatti questa disparità esiste e in misura spesso sostanziale.

Ne parliamo con la professoressa Tindara Addabbo del Dipartimento di Economia Marco Biagi dell’ateneo modenese e delegata del rettore per le Pari opportunità. La prof. Addabbo svolge da tempo attività di ricerca riguardo la misurazione dei differenziali retributivi, oltre che sulle politiche per raggiungere parità dei sessi e sulla valutazione dell’equità di genere nelle imprese.

«Ci si stupisce ancora, eppure - dice la docente - non molto tempo fa, proprio per rendere visibile questa diseguaglianza, “UN women”, ente delle Nazioni Unite per la parità di genere, ha lanciato la campagna #StopTheRobbery (Fermare la rapina) definendo la disuguaglianza salariale a svantaggio delle donne nel mondo una vera e propria rapina: un divario che, se le cose non si modificano, rischia di chiudersi solo fra 70 anni. E questo veniva affermato prima degli effetti della pandemia sulle diseguaglianze, anche quelle di genere, nel mercato del lavoro, che rischiano di riportarci ancora più indietro».

Proviamo a indicare numeri che aiutano a capire.

«L’uguaglianza di genere è uno degli obiettivi dell’Unione Europea, presente nel suo trattato costitutivo e il suo raggiungimento viene ribadito all’interno del Piano di azione sulla parità di genere 2016-2020 adottato dal Consiglio. Per rendere visibile la diseguaglianza retributiva esistente la Commissione Europea ha istituito l’ Equal Pay Day, la Giornata europea per la parità retributiva, dal momento che, per la minore retribuzione delle donne rispetto agli uomini (le donne guadagnano in media in Europa il 16 per cento in meno dei colleghi) dal 3 novembre, e per il resto dell’anno, le donne europee risultano lavorare gratuitamente rispetto ai colleghi».

E le rilevazioni in Italia?

«In Italia, calcoli da me recentemente prodotti, considerando oltre ai divari retributivi anche il difficile accesso al lavoro retribuito delle donne, mostrano un differenziale salariale a svantaggio delle donne in Italia pari al 18% quindi a partire dal 26 ottobre le donne in Italia lavorano gratuitamente rispetto agli uomini. Sono 66 giorni nell’arco di un anno. La differenza, nel calcolo del divario di genere, si accentua ancora di più nelle regioni in cui è ancora minore il tasso di occupazione femminile arrivando al 38% nelle regioni del Sud».

Come si può intervenire in maniera efficace?

«Diventa molto importante agire a livello di politiche pubbliche e dentro le imprese, incentivando pratiche che portino a seguire un percorso di eguaglianza coerentemente con obiettivi di equità e di efficienza. Un percorso che comporta anche la valutazione di eguaglianza di genere nelle imprese. Un obiettivo raggiungibile, rispetto al quale la ricerca economica può dare un contributo significativo». —

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