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Da Montecreto a Fiumalbo: un grido d’allarme per le Poste

Daniele Montanari
Da Montecreto a Fiumalbo: un grido d’allarme per le Poste

Giorni di apertura ridotti e lunghe file in attesa che generano assembramenti, Lapam si allea alla politica locale: «Pessimo servizio offerto ad anziani e turisti»

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MONTECRETO E FIUMALBO. Il Covid da emergenza sanitaria è diventato la “palla al balzo” da cogliere per tagliare servizi nei Comuni più marginali della provincia? La domanda si leva con forza guardando a cosa sta succedendo alle Poste: a fase 3 inoltrata, diversi uffici in Appennino mantengono aperture a singhiozzo che stanno causando enormi disagi a una popolazione in gran parte anziana, costretta a file interminabili sotto al sole nelle poche giornate d’apertura rimaste. File che sono l’antitesi del concetto chiave “evitare gli assembramenti”. E che, per inciso, non sono certo un bel biglietto da visita di fronte ai turisti che in questi giorni stanno scegliendo in massa la montagna.

QUI MONTECRETO

Si era già parlato a inizio giugno della situazione di Montecreto e Acquaria, con l’allarme del sindaco. Da allora è cambiato ben poco: a Montecreto l’apertura dai sei giorni alla settimana pre-Covid si è ridotta a tre; ad Acquaria non si va oltre i due giorni (dai tre che erano). «È una situazione che sta mettendo a dura prova la pazienza e la resistenza della gente del posto, costretta a code anche di due ore: si accentuano gli assembramenti che si dovrebbero evitare - sottolinea il gruppo di opposizione “Fiducia in Comune” - e c’è tanta preoccupazione. Per il capoluogo e per Acquaria, dove due giorni alla settimana sono del tutto insufficienti a fronte dell’elevato numero di abitanti, con anche importanti attività agricole e artigianali. Popolazione che peraltro si ritrova anche l’ambulatorio medico chiuso. Chiediamo con forza alle autorità competenti maggiore attenzione nei confronti delle necessità delle popolazioni montane: non possono mancare le condizioni per svolgere in modo idoneo le attività in qualsiasi settore, compreso quello sanitario».

QUI FIUMALBO

È rimasto un unico ufficio postale per tutto il territorio comunale. Faceva sei giorni alla settimana e ora, in piena estate col pieno di turisti, resta fermo a tre «con file interminabili: anche stamattina (ieri, ndr) si è arrivati a due ore di attesa - nota il sindaco Alessio Nizzi - con anziani costretti a stare in piedi sotto il sole perché non possono neanche sedersi sulla stessa panchina, per le norme sul distanziamento. Non si può tollerare una cosa del genere: ho già scritto alle Poste senza ottenere alcuna risposta, ma adesso torno alla carica».

L’alternativa è spostarsi all’Abetone o a Pieve, ma non tutti dispongono dell’auto. E lì comunque si formano altri assembramenti: «Io stesso sabato scorso sono dovuto andare a Pieve per delle raccomandate di lavoro e mi son fatto un’ora e mezza di fila - nota Nizzi - mi chiedo che immagine diamo di territorio, a livello di servizi, ai turisti arrivati in questi giorni».

A sottolineare il paradosso è la Lapam: «Nell’estate in cui tanti stanno riscoprendo le bellezze della montagna, nell’alto Appennino ci si trova a fare i conti con servizi che sono calati anziché aumentati - osserva Moreno Migliori, segretario di Pieve e Fiumalbo - L’ufficio postale è determinante, soprattutto per la fascia anziana della popolazione le Poste devono prenderne atto ripristinando le aperture degli anni scorsi anche per evitare assembramenti. La valorizzazione del territorio, specie questo che è bellissimo ma al confine della provincia, passa anche da servizi adeguati, da un’attenzione a residenti, imprese e villeggianti che richiede il contributo di tutti: soggetti pubblici e privati». —
 

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