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DIario della Fase 3 a Modena/ Tempo di bilanci: #iorestoascuoladacasa

Miriam Ruggiero
DIario della Fase 3 a Modena/ Tempo di bilanci: #iorestoascuoladacasa

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Ore 17.15 – Tempo di bilanci
Anche quest'anno, quest'anno Covid, la scuola si è appena conclusa: la mente ritorna in
flashback a me bambina, figlia di docente di storia e filosofia, cresciuta tra Socrate e Kant,
tra fogli sparsi ovunque e telefonate fiume post Collegio docenti ... io, figlia di ingegnere
“prestato” all'insegnamento, insofferente alle troppe parole della scuola, ma capace di
trasmettere passione e competenza ai giovani studenti ...


E poi mi rivedo io studentessa liceale, con uno spirito critico su tutto e tutti, ma sempre con
impegno e competenza ... ed oggi sono la mamma di Lara, che frequenta il “mio” liceo,
che dalle lezioni in presenza è diventata una voce in videolezione, che ho ascoltato dal
mio studio durante i mesi di lockdown e di smart working, che ora è, finalmente e
beatamente, in vacanza!

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Allora anche io mi concedo il piacere di un caffè con la mia amica BB: a distanza di
sicurezza, all’aperto, mi tuffo di nuovo nel mondo della scuola, anzi nel mondo della DAD
(didattica a distanza), perchè BB è un'insegnante di scuola media, che ha sempre vissuto
la scuola non come un lavoro, ma come una missione, non risparmiandosi mai, non solo
dal punto di vista didattico, cercando con passione sempre nuove strade di trasmissione
del sapere, fino a notte fonda, se necessario, ma anche incoraggiando gli alunni con
entusiasmo, rincorrendo con umanità i casi più difficili, includendo chi era destinato ad
essere escluso ...


La prof, come la chiamo sempre scherzosamente, ha appena finito gli scrutini: oggi è
tempo di bilanci, di riflessioni, ha voglia di raccontarmi, anzi di inondarmi, come sempre,
con le sue emozioni, oggi emozioni contrastanti, che hanno caratterizzato questo periodo
così particolare ...

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Ore 17.30 – L'inizio della DAD
Mentre tutto il mondo è stato immobile, chiuso nelle proprie case, molti docenti, come BB,
hanno iniziato a muoversi a cercare, in modo virtuale, di uscire dalle mura domestiche per
andare incontro agli studenti, entrando nelle loro case e nelle loro vite.
BB mi racconta della prima videolezione e della commozione nel rivedere il volto dei suoi
ragazzi, seppure davanti ad un schermo ...

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Da quel momento nulla è stato scontato: le difficoltà tecnologiche, la necessità di spiegare,
di dettagliare, di ripetere, perchè ciò che in classe passava anche solo attraverso un
semplice sguardo, un movimento o per imitazione, ora doveva bucare lo schermo!!
BB mi racconta delle innumerevoli ore di studio, delle notti passate a guardare video
tutorial per capire come muoversi, quale piattaforma e quali strumenti usare, una grande
libertà, ma anche una grande incognita su quale fosse la strada giusta da percorrere ...
Poi loro, gli studenti, con i loro sguardi confusi e spaventati, ma sempre disponibili ad un
sorriso e ad una battuta, pronti a chiamare l’amico, che al mattino non riesce a connettersi
ed ad usare per ore la videochiamata whatsapp per permettere al compagno di sentire le
spiegazioni e partecipare alla lezione.


I ragazzi, ogni giorno più numerosi, desiderosi di vedersi, di parlarsi, di dare una sorta di
normalità alla loro vita, improvvisamente interrotta, pronti a far capire agli insegnanti che la
strada era quella giusta, che, nonostante le difficoltà li avrebbero seguiti, che erano
disposti a fidarsi e ad affidarsi ai loro docenti.

Ore 19.00 – Il valore della scuola
Poi arriva il momento delle emozioni altalenanti e dei bilanci contrastanti: è vero all'inizio
del lockdown, forse per la prima volta, docenti, genitori e alunni capiscono che la scuola
ha valore, non solo per gli insegnamenti che impartisce, ma in quanto luogo aggregante e
di relazioni e che la sua sospensione rappresenta una grossa mancanza per tutti.
E' vero gli insegnanti, immigrati digitali, fanno passi impensabili e insperabili nella loro
formazione digitale, mentre i ragazzi capiscono che non si è nativi digitali solo per il
periodo storico in cui si nasce e che non basta avere sempre in mano un cellulare per
essere esperti di informatica!


E' vero i ragazzi più timidi e fragili, sono diventati più sicuri, a volte hanno ottenuto anche
prestazioni migliori perchè si sentono più protetti e sicuri dietro al loro schermo, ma ci sono
anche i ragazzi con problemi di attenzione e concentrazione che si “perdono” in questo
mondo virtuale, troppo virtuale ...


Eh sì, dopo l’ entusiasmo iniziale e la soddisfazione per le tante difficoltà superate, si
passa all’apatia e alla noia dei ragazzi, che per ore e ore devono stare immobili davanti
ad uno schermo, ed alla frustrazione crescente degli insegnanti che, nonostante le tante
ore di lavoro, non riescono a motivare e stimolare i loro ragazzi in un periodo così lungo.
Ore 19.30 – Un modo di essere


Sicuramente la DAD è stata, in questo periodo di emergenza, la migliore soluzione
possibile, i contenuti, in qualche modo, sono stati trasmessi, ma l’apprendimento, quello
significativo?!


L’apprendimento e la crescita personale passano principalmente attraverso il rapporto
empatico con il docente e con i compagni di classe, sono un gioco di sguardi, di gesti, di
suoni ... e allora la DAD è destinata ad essere fallimentare, in quanto in essa manca
l’ingrediente fondamentale: la relazione!


E allora BB si inventa di tutto: lei, che usa da sempre LIM e classica lavagna nera in
ardesia con gesso, che spiega complesse formule matematiche e poi apre excel ed
insegna ai suoi ragazzi come impostarle, che conosce tutte le nuove tecnologie sul
mercato, ma che si presenta sempre con la sua inseparabile agenda Smemoranda piena
di disegni, fogli e scritte colorate ...


Questa volta si inventa anche di far soffiare le candeline su una torta di compleanno a
distanza ad un suo alunno, di urlare “Soffia, soffia, soffia!”, di cantare “Happy birthday to
you” a squarciagola davanti ad uno schermo, mentre Michele (suo marito) è in smart
working nella stanza accanto, mentre Valentina (sua figlia maggiore), al piano superiore,
sostiene un esame universitario on line e Giulia (sua figlia minore) ascolta la spiegazione
di italiano in videolezione, sognando il ritorno allo shopping compulsivo!


Perchè BB è così, perchè il suo non è un lavoro, ma una ragione di vita, un modo di
essere, perchè si commuove quando mi racconta dell’ultimo giorno di scuola, anzi
rigorosamente quello successivo, fuori dal tempo scolastico, nel quale si ritrova con alcuni
alunni al parco: sì a distanza di sicurezza, sì con i volti coperti da mascherine, ma con gli
occhi lucidi di gioia, finalmente di persona!


Eh sì anche questo dovrebbe essere la scuola: dare spazio, nel rispetto delle norme di
sicurezza, a quel briciolo di umanità che la bestia ci ha lasciato ... Grazie BB ...

MR

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