Minorenni modenesi in coma etilico. La Baia Imperiale: «Si sono ubriacati fuori» Ma il questore chiude il locale 10 giorni "Champagne e vodka presi nel locale"
Ledio Marku: «Si controlli l’abuso di alcol prima dell’ingresso nei locali». Proseguono gli accertamenti dei carabinieri
PESARO Ledio Marku, direttore della Baia Imperiale, la discoteca di Gabicce finita nella bufera per il caso dei sette minorenni ubriachi (quattro sono modenesi) e della rissa con coltellate la sera dell’inaugurazione, si difende. «Erano sbronzi quando sono arrivati al pronto soccorso dell’ospedale di Pesaro. ma ci tengo a precisare che non si sono ubriacati dentro il nostro locale, ma fuori».
Mentre proseguono le indagini da parte dei carabinieri di Gabicce, e mentre i genitori dei ragazzi sono indignati per lo stato da coma etilico in cui si erano ridotti i figli, il locale vuole allontanare i sospetto. «Ci accusano di ubriacare i minorenni. Ai genitori dico che molti dei ragazzi arrivano dopo aver già bevuto mezza bottiglia di alcolici. È chiaro che quando si mettono in fila per entrare ci vuole tempo per capire se sono sobri oppure no. E se sono ubriachi, è chiaro che non li facciamo entrare. Se stanno male, restano fuori dalla Baia e noi stessi li soccorriamo e, se è il caso, chiamiamo l’ambulanza. Quindi, tornando a quei sette ragazzi, erano sì ubriachi, ma non al punto di arrivare al coma etilico. Lo dimostra il fatto che al pronto soccorso sono rimasti in osservazione. Purtroppo, tutto questo è accaduto alla prima sera estiva della Baia, quando molti ragazzi hanno utilizzato i voucher che avevamo dato per le serate saltate causa Covid».
Sembra essere diversa la ricostruzione della questura. Il questore di Pesaro Urbino Michele Todisco ha disposto la chiusura per 10 giorni della Baia Imperiale sospendendo a partire da oggi la licenza di pubblico spettacolo e di somministrazione di alimenti e bevande nel pubblico esercizio del locale.
I giovani 4 i modenesi e 7 in tutto sono finiti all'ospedale per abuso di alcol (uno aveva anche una ferita lacero-contusa alla testa), tra cui champagne e vodka acquistati nel locale, altri tre sono stati sorpresi all'esterno con un maggiorenne mentre bevevano un cocktail improvvisato a base di Lemonsoda e vodka, bevande sempre provenienti dal bar della Baia. In più, le pattuglie in servizio quella notte, carabinieri e polizia locale, hanno notato file di ragazzi all'ingresso senza mascherina e senza il distanziamento previsto dalle norme anticontagio. Circa 2.000 i giovani che quella notte sono arrivati alla discoteca, anche in treno.
Ledio Marku nega che ci sia stato sovraffollamento: «Il numero dei presenti è rimasto all’interno del limite di capienza previsto. Il distanziamento è stato incoraggiato, come l’uso di igienizzanti e tutto ciò che è previsto contro il Covid, tanto è vero che abbiamo impedito l’acceso alla pista centrale occupandola con tavoli vuoti e alcuni nostri addetti giravano per impedire che si ballasse troppo vicini».
Infine, il titolare del locale replica anche all’accusa più pesante: servire bevande alcoliche ai minorenni. «La Baia Imperiale non ha mai avuto questo problema: noi non lo facciamo. Piuttosto invito tutti, genitori compresi, a guardare cosa c’è davanti al locale quando entrano i loro ragazzi. Ci sono bottiglie vuote. Decine, forse un centinaio: sono quelle che abbiamo contato sabato scorso. E abbiamo anche le foto che lo documentano. Non sono state né acquistate né consumate dentro la Baia. Per questo secondo noi è importante che avvengano controlli più accurati sia sulle vendite sia sul consumo prima dell’ingresso in discoteca».
Questa la versione del locale, che contrasta con quella ufficiale e con le accuse dei genitori dei ragazzi. La drammatica serata per i sette ragazzi alla Baia Imperiale ripropone ancora una volta il problema dell’abuso di alcol tra i minorenni, soprattutto nella formula peggiore: il binge drinking, la bevuta smodata: 10-12 shot bevuti di seguito, bottiglie divino scolate e così via.
Spiega il dottor Massimo Bigarelli, direttore Ausl per le Dipendenze patologiche a Modena. «I dati sono pesanti ma stazionari. Oggi a Modena contiamo su 1490 utenti in cura per alcolismo, 47 minorenni: 10 ragazze e 37 ragazzi. Quello che continua a preoccuparci di più, però, è l’abbassamento dell’età d’inizio: oggi arriva a 13 -14 anni». —
C.G.
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