Migranti. Scoperto a Parma traffico di baby calciatori, 5 nei guai. Coinvolti i gemelli Traorè di Sassuolo e Atalanta
Si sarebbero finti genitori di cinque giovanissimi calciatori di nazionalità ivoriana per farli entrare in Italia, ottenere il permesso di soggiorno con la formula del ricongiungimento familiare e poi avviarli all'attività calcistica. Per questo la squadra mobile di Parma, su delega del pm Fabrizio Pensa ha eseguito una serie di perquisizioni a carico di cinque cittadini ivoriani, ritenuti, a vario titolo, responsabili dei reati di falso e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.
SASSUOLO Si sarebbero finti genitori di cinque giovanissimi calciatori di nazionalità ivoriana per farli entrare in Italia, ottenere il permesso di soggiorno con la formula del ricongiungimento familiare e poi avviarli all'attività calcistica. Per questo la squadra mobile di Parma, su delega del pm Fabrizio Pensa ha eseguito una serie di perquisizioni a carico di cinque cittadini ivoriani, ritenuti, a vario titolo, responsabili dei reati di falso e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.
I due calciatori in forza quest'anno all'Atalanta e al Sassuolo coinvolti nel traffico di giovani ivoriani scoperto dalla Procura di Parma sono Amed e Hamed Junior Traorè. Secondo i documenti, giudicati falsi dalla Procura di Parma, i due sarebbero fratelli e figli di due degli indagati, entrambi di nazionalità ivoriana come i calciatori. Non è chiara, a questo punto, la loro reale età.
La presunta madre è dipendente dell'Atalanta mentre il finto padre, marito della donna all'epoca del trasferimento in Italia dei due ragazzi, è uno dei fondatori del club calcistico di Abidjan. I due sono arrivati in Italia nel 2014 con una procedura irregolare di ricongiungimento familiare e hanno iniziato la loro carriera sportiva nel Barco, piccola società sportiva della provincia di Reggio Emilia. Un terzo giocatore rimasto coinvolto nella vicenda sarebbe l'attaccante del Parma Muhamed Tehe Olawale, 21 anni, dallo scorso febbraio in prestito al club di massimo serie finlandese del Tps. I tre giocatori non sono indagati come nemmeno i rappresentanti dei club proprietari del loro cartellino.
Le indagini erano partite nel 2017 quando il procuratore sportivo Giovanni Damiano Drago, nell'ambito di un procedimento penale per reati simili con altri giovanissimi giocatori africani protagonisti, aveva parlato dei cinque calciatori ivoriani.
Dalle indagini è così emerso che un'indagata, dipendente dell'Atalanta Bergamasca Calcio, e l'allora marito, fondatore del club calcistico di Abidjan, avrebbero fatto entrare in Italia nel 2014, sempre attraverso un visto per ricongiungimento familiare, due figli che, dopo esser stati ingaggiati in squadre di calcio locali, sono oggi in forza alle prime squadre del Sassuolo e dell'Atalanta.
La sorella della prima indagata e il marito, poi, avrebbero portato in Italia, come presunti figli, altri due giocatori oggi in forza uno nel Lecce ed un altro in serie D. Infine un altro ivoriano, entrato in Italia nel 1987 e sposato con una cittadina italiana, portò nel 2014 un altro giovanissimo giocatore ivoriano che venne tesserato nel Parma Fc anche se attualmente è in prestito a un club finlandese. Nella giornata di ieri, contestualmente alle operazioni di perquisizione che hanno consentito di trovare e sequestrare parte della falsa documentazione utilizzata per ottenere l'ingresso sul territorio nazionale, i quattro ragazzi presenti in Italia sono stati sentiti come persone informate sui fatti e, dalle loro dichiarazioni, è stato raccolto il definitivo riscontro all'ipotizzata falsità dei loro rispettivi rapporti di parentela con gli indagati. Estranee ai fatti anche i club dove attualmente militano i giocatori.
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